Il Como cala il pokerissimo al Pisa e vola al quarto posto: Fabregas dedica la manita a Michael Hartono

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il match valevole per la trentesima giornata di Serie A, quello che si è consumato al “Giuseppe Sinigaglia”, ha offerto un copia ben diverso da quanto il pronostico potesse suggerire alla vigilia. Il Como, affrontando il fanalino di coda Pisa, ha trasformato quella che sulla carta poteva essere un’insidia – o comunque un impegno potenzialmente gravoso contro una squadra in lotta per la salvezza – in una vera e propria dimostrazione di forza, chiudendo la pratica già nei primi quarantacinque minuti per poi amministrare con autorità il vantaggio nella ripresa. A essere precisi, il divario emerso in riva al lago non lascia spazio a interpretazioni: una superiorità manifesta, culminata con un sonoro cinque a zero, frutto delle reti messe a segno da Assane Diao, Anastasios Douvikas, Martin Baturina, Nico Paz e Maxi Perrone.

Le scelte tattiche di Oscar Hiljemark, tecnico del Pisa, avevano provato a sorprendere il pubblico di casa: in difesa il ritorno dal primo minuto di Raul Albiol, un elemento di esperienza, aveva spostato Caracciolo sul centrodestra, mentre a centrocampo la novità era rappresentata da Akinsanmiro in cerniera mediana con Loyola e Hojholt. Una disposizione che, tuttavia, ha retto solo per un battito di ciglia. Dopo un inizio coraggioso dei toscani, culminato con una conclusione di Loyola che aveva fatto tremare il palo, il meccanismo si è inceppato definitivamente al settimo minuto: un errore di Moreo nella costruzione dal basso è costato carissimo, con Diao che ha ringraziato involandosi verso la porta e battendo Nicolas con un diagonale mancino. Il raddoppio, arrivato poco prima della mezz’ora, ha assunto i contorni della beffa per gli ospiti, nel momento in cui questi provavano a rialzare la testa; la conclusione debole di Diao si è trasformata in un assist involontario per Douvikas, bravo a inserirsi tra i difensori e a deviare il pallone in fondo al sacco.

Nella ripresa, con il match ormai incanalato, il Como ha gestito le energie senza mai mollare il possesso, e i gol di Baturina al 48’, di Nico Paz al 75’ e di Perrone all’81’ hanno semplicemente messo nero su bianco una supremazia territoriale mai in discussione. Per i lariani, questo successo rappresenta un salto di qualità in classifica che inizia ad assumere contorni definitivi. Con la Cremonese, prima delle squadre in zona retrocessione, distante ormai nove lunghezze, la situazione del Pisa si fa critica. Il Como, invece, vola a 57 punti, issandosi al quarto posto in solitaria e portandosi a più tre sulla Juventus, un margine che, in questo momento, vale l’accesso alla prossima Champions League.

Tuttavia, a prevalere nel post-partita non è stato solo il dato statistico o la posizione in graduatoria. Cesc Fabregas, ai microfoni di Dazn, ha voluto subito spostare l’attenzione dal piano tecnico a quello umano. Il tecnico spagnolo ha infatti dedicato la vittoria a Michael Hartono, figura centrale della proprietà del club recentemente scomparsa, sottolineando come il risultato di oggi trascenda la semplice classifica. “Sappiamo dove vogliamo arrivare e come lo vogliamo fare”, ha dichiarato Fabregas, aggiungendo con tono misurato ma fermo che “oggi è una vittoria importante perché abbiamo perso una persona altrettanto importante per il mondo Como”.

Una costruzione solida e un percorso che guarda lontano

L’entusiasmo attorno alla squadra lariana è palpabile, ma l’allenatore ha tenuto a ribadire la necessità di mantenere i piedi per terra, in un contesto che vede il club passare dalle categorie inferiori alla ribalta nazionale in pochi anni. Fabregas ha parlato di una “Champions del lavoro”, intendendo con ciò smorzare qualsiasi euforia eccessiva e rimarcando come l’obiettivo reale sia continuare a crescere con umiltà, sfruttando la solidità di una società che ha una visione chiara. La partita, nelle parole del tecnico, ha rappresentato un test di maturità: “Una partita diversa dalle ultime, abbiamo attaccato lo spazio nei primi due gol e dopo ci sono due scelte: la squadra che ti attacca o la squadra che non si apre. Siamo stati intelligenti, è stata un’esperienza in più per continuare a crescere”. Questo approccio, che mescola pragmatismo e qualità di gioco, sembra essere il vero motore di una squadra che, pur essendo giovanissima – e con l’unica nota stonata dell’infortunio occorso a Jesus Rodriguez nel primo tempo – dimostra una solidità mentale fuori dal comune.

Il Pisa affonda, la classifica pesa come un macigno

Dall’altra parte della barricata, lo scenario non potrebbe essere più opposto. Per il Pisa, la disfatta in riva al lago si aggiunge a un percorso tormentato che sembra non trovare vie d’uscita. La classifica, peraltro, racconta una realtà impietosa: i nerazzurri restano inchiodati al fondo, condividendo l’ultimo posto con il Verona e con un distacco di nove punti dalla salvezza che, con il calendario in dirittura d’arrivo, inizia ad assumere i contorni di un’impresa quasi titanica. Le scelte di Hiljemark, volte a trovare una quadratura difensiva che arginasse le folate offensive dei padroni di casa, non hanno sortito l’effetto desiderato, e la squadra ha pagato a caro prezzo gli errori individuali nella fase di impostazione. Due gol annullati per fuorigioco nella ripresa hanno solo aggiunto frustrazione a una prestazione già compromessa. La sensazione, al termine della gara, è che la pratica per i toscani si sia rivelata fin troppo semplice da gestire per il Como, il quale ha reso facile una partita che, sulla carta, poteva nascondere insidie ben maggiori.

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