Un fermo per l’incendio di Lomazzo, il vicino di casa accusato di omicidio volontario
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Redazione Interno
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Sono bastate poche ore agli investigatori per stringere il cerchio attorno alla morte di Giovanni Amenta, il pensionato di 73 anni rimasto soffocato dal fumo nell’incendio della sua abitazione a Lomazzo, nella notte tra il 25 e il 26 giugno. Quella che poteva apparire come una tragica fatalità, un rogo divampato forse per un cortocircuito o per un mozzicone di sigillare dimenticato, si è trasformata rapidamente in un giallo con i contorni di un regolamento di conti.
I Carabinieri del Comando Provinciale di Como, coadiuvati dai colleghi di Cantù e della stazione locale, hanno eseguito un decreto di fermo emesso dalla Procura di Como nei confronti di un uomo di 42 anni, risultato essere vicino di casa della vittima.
La scoperta delle tracce di innesco
Il rogo è scoppiato intorno alle 3.20 all'interno di una palazzina di via Somaini 50, una struttura che ospita più unità abitative e che nella notte è stata sconvolta dalle fiamme. I vigili del fuoco, intervenuti tempestivamente insieme ai militari dell'Arma, hanno subito nutrito dei sospetti sull'origine del sinistro: l'odore persistente di idrocarburi e le evidenti tracce di liquido infiammabile rinvenute sullo zerbino posto davanti alla porta d'ingresso dell'appartamento di Amenta hanno indirizzato le indagini verso la pista dolosa.
Non un incidente domestico, dunque, ma un atto deliberato che ha condannato a morte il 73enne, il quale non ha avuto scampo rimanendo intrappolato tra le mura della sua casa mentre il fumo si faceva sempre più denso e irrespirabile.
L'ipotesi del movente tra le mura di casa
Il quadro accusatorio nei confronti del 42enne, inizialmente ascoltato come semplice testimone o persona informata sui fatti, si è aggravato nel corso delle ore successive all'evento. Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto e dalla Procura di Como, hanno portato alla luce elementi ritenuti sufficienti per ipotizzare non solo il reato di incendio doloso, ma anche quello di omicidio volontario.
La salma di Giovanni Amenta è stata sottoposta a esame autoptico per accertare con precisione le cause del decesso, anche se fin da subito è apparso chiaro che il soffocamento da fumo sia stato il fattore letale. L'uomo arrestato, la cui identità non è stata ancora resa ufficiale in attesa della convalida dell'operato da parte del giudice per le indagini preliminari, si trova ora nel carcere di Como a disposizione dell'autorità giudiziaria.
Le dinamiche di un rogo che non lascia scampo
L'intervento dei pompieri, che hanno lavorato per ore per domare le fiamme e mettere in sicurezza lo stabile, ha permesso di circoscrivere il danno e di evitare conseguenze peggiori per gli altri residenti della palazzina. L'odore acre della benzina, quella tanica verosimilmente utilizzata per appiccare il fuoco, è diventato il filo conduttore di un'indagine che gli inquirenti hanno condotto con il massimo riserbo, cercando di ricostruire i rapporti tra il fermato e il 73enne.
Le testimonianze raccolte tra i vicini e le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona, sebbene non siano stati resi noti i dettagli del contenuto, avrebbero contribuito a consolidare la posizione del sospettato, fornendo agli investigatori la certezza della sua presenza nei pressi dell'abitazione della vittima poco prima che le fiamme si sprigionassero.
L’accusa e il quadro giudiziario
La Procura di Como, attraverso il decreto di fermo, ha contestato all'uomo di 42 anni l'omicidio volontario del vicino, un'accusa gravissima che presuppone la volontà di sopprimere la vita di Amenta o, quanto meno, la consapevolezza che l'incendio appiccato avrebbe potuto cagionarne la morte. L'incendio doloso, reato che di per sé rappresenta già un grave attentato alla sicurezza pubblica, si tinge in questo caso di una drammatica sfumatura omicidiaria, trasformando un rogo in un'esecuzione.
Nei prossimi giorni, il Gip dovrà esprimersi sulla convalida del fermo e sulla richiesta di applicazione della misura cautelare in carcere, valutando la consistenza degli indizi raccolti dai carabinieri.
L'intera comunità di Lomazzo, scossa dall'accaduto, attende ora di conoscere i dettagli del movente che si cela dietro a un gesto tanto efferato, mentre gli inquirenti proseguono senza sosta negli accertamenti per ricostruire ogni tassello di una vicenda che ha trasformato una notte d'estate in un incubo di fumo e solitudine.




