“Non siamo zona di guerra”: a Pisa i manifestanti bloccano un treno carico di armi
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Redazione Interno
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Una mobilitazione lampo, organizzata grazie a una vera e propria rete di informatori interni al mondo del trasporto ferroviario, ha portato giovedì pomeriggio al blocco di un convoglio militare nella stazione centrale di Pisa. Il treno, partito dall’hub siderurgico di Piombino e carico di mezzi blindati e munizioni, era diretto verso Udine quando all’altezza del binario 3 è stato fermato da alcune decine di attivisti del movimento No Base, scesi fisicamente sui binari per impedirne la prosecuzione del viaggio. La protesta, che secondo le ricostruzioni degli inquirenti sarebbe stata agevolata da “soffiate” giunte da ferrovieri contrari alla logistica bellica e da lavoratori dell’acciaieria Jsw, ha di fatto paralizzato lo scalo toscano per oltre cinque ore, costringendo il convoglio a una complessa manovra di inversione e al ritorno verso il punto di partenza.
L’organizzazione della protesta e i tempi tecnici del blitz
Il meccanismo che ha permesso l’azione dimostrativa si è basato su una catena di segnalazioni in tempo reale: una vedetta posizionata a Sant’Ermete, località sulla linea ferroviaria che collega Piombino a Pisa, ha allertato i manifestanti non appena il convoglio militare ha lasciato l’area siderurgica. Questo sistema di comunicazione, che vede coinvolti anche esponenti dei sindacati di base e della Piombino Logistics, ha consentito agli attivisti di convergere rapidamente sulla stazione centrale e di occupare i binari 3 e 4 prima dell’arrivo del treno. Dal punto di vista operativo, l’azione è stata condotta in modo da non generare scontri con le forze dell’ordine, che hanno presidiato l’area senza intervenire in modo repressivo, limitandosi a garantire un cordone di sicurezza mentre i manifestanti, seduti o sdraiati sui binari, scandivano slogan contro la corsa al riarmo.
Le conseguenze sul traffico passeggeri e le reazioni politiche
L’impatto sulla circolazione ferroviaria è stato notevole, con una sospensione totale della mobilità nello scalo pisano a partire dalle 18.30 e una ripresa solo parziale intorno alle 21, limitata ai binari dal 7 al 13 per consentire il transito dei treni a lunga percorrenza. I pendolari regionali e gli utenti dell’Alta Velocità hanno accumulato ritardi fino a due ore, mentre diversi convogli sono stati cancellati, creando disagi a centinaia di viaggiatori rimasti in attesa di informazioni nelle ore di punta serali. La dinamica della protesta ha sollevato immediate reazioni da parte di esponenti politici: la deputata della Lega Elisa Montemagni ha parlato di “sabotaggio inaccettabile” che colpisce famiglie e lavoratori onesti, mentre Salvatore Deidda di Fratelli d’Italia ha richiamato l’applicazione delle nuove sanzioni per l’invasione dei binari, sottolineando la differenza tra il diritto di manifestare e l’interruzione di un pubblico servizio.
La composizione del convoglio e la rete dei movimenti antagonisti
Sul contenuto esatto del treno bloccato, le versioni divergono parzialmente: mentre gli attivisti del No Base e i Giovani Comunisti parlano di un carico di “esplosivi e armamenti” diretto verso scenari di guerra, fonti vicine agli ambienti della logistica militari precisano che si trattava principalmente di mezzi – jeep e blindati – in trasferimento da un sito produttivo o di stoccaggio a una base operativa, pratica ordinaria e costante nel tempo per le forze armate. A guidare la mobilitazione è stato il movimento No Base, nato in Toscana per contrastare la presenza di reparti speciali dell’Arma dei Carabinieri come il Tuscania e il Gis a Pontedera e San Piero a Grado, ma alla protesta hanno aderito anche collettivi studenteschi di sinistra, portuali livornesi e militanti dei centri sociali. Solo intorno alle 23.30, dopo che il convoglio è stato sganciato e fatto retromarcia, i manifestanti hanno abbandonato i binari festeggiando quella che considerano una vittoria contro la militarizzazione del territorio.




