Caos a Pisa, attivisti No Base bloccano il treno dei militari: ritardi fino a due ore per i pendolari

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Ha preso di mira un convoglio merci carico di mezzi blindati, jeep e altro materiale bellico, quello che nel tardo pomeriggio di giovedì stava attraversando lo scalo ferroviario di Pisa Centrale, la protesta messa in atto da un centinaio di manifestanti riconducibili all'area antagonista e, più nello specifico, al movimento No Base che da tempo contesta la logistica militare sul territorio; l'azione, organizzata per impedire fisicamente il transito del treno partito da Piombino e diretto verosimilmente verso i teatri di guerra internazionali, ha letteralmente paralizzato la circolazione sulla linea, con un blocco che dalle 18.30 in poi ha causato ritari che in alcuni casi hanno superato le due ore.

Le dinamiche della protesta, come ricostruito da fonti di polizia e testimonianze raccolte in stazione, hanno visto un gruppo consistente di attivisti – una trentina dei quali è scesa fisicamente lungo i binari – invadere la sede ferroviaria all'altezza del binario 3, lo stesso su cui era in sosta o in transito il convoglio militare; l'occupazione, protrattasi per diverso tempo, ha costretto le autorità a sospendere l'intera circolazione, con disagi che si sono riversati non solo sul traffico regionale ma anche su quello a lunga percorrenza, coinvolgendo treni Alta Velocità e Intercity rimasti fermi in attesa di una soluzione.

Le forze dell'ordine, giunte prontamente sul posto, hanno circoscritto l'area contesa e mantenuto un costante presidio attorno ai dimostranti, evitando però interventi di sgombero che avrebbero potuto inasprire il confronto; gli agenti, in questi casi, bilanciano l'esigenza di ripristinare la regolarità del servizio con quella di prevenire incidenti, e al netto di qualche scambio di vedute con pendolari esasperati dall'attesa, non si registrano scontri diretti tra le parti, con la situazione rimasta sotto controllo ma in uno stallo prolungato che ha tenuto con il fiato sospeso l'intera stazione.

Lo stallo sui binari e la ripresa graduale del traffico dopo l'incursione dei pacifisti

Il convoglio incriminato, che secondo le prime informazioni trasportava mezzi militari di vario genere, è di fatto rimasto intrappolato nella morsa dei dimostranti, i quali, sedendosi sui binari o comunque ostruendo il passaggio, ne hanno impedito qualsiasi manovra di uscita dallo scalo; la protesta, come spiegato dagli stessi attivisti, si inserisce in un'opposizione più ampia alla cosiddetta economia di guerra e al ruolo giocato dall'Italia nel trasporto di armamenti, con un occhio di riguardo, nelle rivendicazioni, alle politiche estere di Israele e degli Stati Uniti, una critica, quest'ultima, che assume contorni specifici nel nuovo scenario politico che vede Donald Trump nuovamente alla presidenza degli Stati Uniti, elemento che non fa che alimentare il dissenso di questi gruppi.

Solo dopo diverso tempo, quando ormai il blocco aveva prodotto i suoi effetti più pesanti sulla viabilità ferroviaria, la situazione ha cominciato lentamente a sbloccarsi; la circolazione, come confermato da fonti ufficiali, ha ripreso gradualmente con il passaggio dei treni a lunga percorrenza, instradati su binari diversi rispetto a quelli occupati – dal binario 7 fino al 13 – mentre i tecnici di Rete Ferroviaria Italiana lavoravano per riassorbire i rallentamenti accumulati da centinaia di pendolari rimasti a terra in una delle stazioni più nevralgiche della rete toscana.

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