Artemis ii, il sorvolo della luna in streaming (anche su netflix) mentre gli astronauti entrano nella sua sfera di influenza
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Redazione Scienza e Tecnologia
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La missione Artemis II della NASA ha raggiunto l’apice del suo viaggio. La capsula Orion, con il suo equipaggio a bordo, è ufficialmente entrata nella sfera di influenza gravitazionale della Luna, un passaggio tecnico che trasforma il nostro satellite nel principale “regista” della traiettoria della navicella, strappando di fatto lo scettro alla Terra. Questa fase, iniziata alle 6:41 di questa mattina ora italiana, rappresenta il preludio al momento più atteso: il sorvolo radente del suolo lunare, un evento che chiunque potrà seguire in diretta globale grazie a un accordo senza precedenti tra l’agenzia spaziale e le principali piattaforme di streaming.
Dalle 19:00 di oggi, infatti, telespettatori e appassionati potranno assistere ai momenti salienti della missione non solo sui canali tradizionali come NASA+ o YouTube, ma anche colossi dell’intrattenimento come Netflix, Amazon Prime Video, HBO Max, Hulu e Peacock. Una scelta, quella della distribuzione capillare, che garantisce una copertura mediatica totale per un evento che, tecnicamente, riscrive i limiti dell’esplorazione umana. A bordo di Orion, gli astronauti Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen (quest’ultimo in rappresentanza dell’agenzia spaziale canadese) si preparano a spezzare un record che resisteva da oltre mezzo secolo.
Il sorpasso su apollo 13 e il “volo” dietro la faccia nascosta
Il momento clou della giornata è previsto per le 19:56 ora italiana, quando i quattro membri dell’equipaggio supereranno ufficialmente la distanza massima mai raggiunta dall’uomo dalla Terra, un primato detenuto finora dall’equipaggio dell’Apollo 13 nel lontano 1970. Ma non è l’unico traguardo: alle 20:45 prenderà il via ufficialmente la fase di osservazione della superficie lunare, un “flyby” che li porterà a sfiorare il satellite a una distanza di circa 6.500 chilometri. Durante questa finestra, avranno l’occasione unica di osservare con i propri occhi e documentare parti meno conosciute della Luna, contribuendo a una campagna scientifica che nessun essere umano aveva mai potuto condurre in prima persona.
È inevitabile, in queste ore, un confronto con le missioni del passato, sebbene il contesto sia radicalmente diverso. A differenza dell’Apollo 13, che dovette utilizzare la gravità lunare come una fionda per tornare sulla Terra in seguito a un’emergenza, l’equipaggio dell’Artemis II gode di una navicella perfettamente funzionante e di un piano di volo studiato nei minimi dettagli. Tuttavia, la sfida tecnica rimane immensa: intorno all’una di notte (ora italiana del 7 aprile), Orion passerà dietro il lato oscuro della Luna, un evento che comporterà una perdita di contatto radio con il centro di controllo di Houston della durata di circa 40 minuti. Un silenzio previsto, certo, ma che rappresenta sempre il momento più critico per la navigazione e la gestione dell’ansia operativa.
Un pubblico planetario per il passo decisivo
La scelta di Netflix e delle altre piattaforme di trasmettere la diretta – una prima assoluta per questo tipo di missioni – ha trasformato un evento scientifico in un appuntamento di culto popolare. Non si tratta più solo del canale istituzionale della NASA, ma di un prodotto globale che entra nelle case di centinaia di milioni di abbonati, sfruttando le stesse infrastrutture usate per le serie TV di successo. La copertura inizierà alle 19:00, ma i momenti più suggestivi sono attesi nelle ore successive: alle 19:56, come detto, per il record di distanza, e poi alle 2:35 del mattino del 7 aprile, quando il posizionamento della navetta permetterà di assistere a un’eclissi solare vista dallo spazio, con la Luna che si parerà davanti al Sole.
Gli astronauti, dal canto loro, non si limiteranno a essere passeggeri. La giornata è iniziata con un’ultima correzione di traiettoria e test approfonditi delle tute pressurizzate, necessari per garantire la sopravvivenza in caso di depressurizzazione durante le fasi più dinamiche del volo. Ora, mentre la velocità della capsula la tiene in un’orbita stabile impedendole di precipitare sul suolo lunare, l’attenzione si sposta tutta sulla capacità di osservazione. Avranno circa sei ore e mezza – dalle 20:45 alle 3:20 del mattino – per scrutare, fotografare e catalogare i crateri e le formazioni geologiche che si dispiegheranno davanti ai loro finestrini.
L’influenza della luna e la strada per il ritorno
Questa fase di “influenza lunare” non è solo una curiosità astrofisica, ma la condizione sine qua non per il successo della missione. Da questo momento, la gravità della Luna è più forte di quella terrestre, e sarà proprio questa forza ad attrarre a sé Orion modificandone la rotta, mentre l’elevata velocità tangenziale della navicella le consente di non schiantarsi, trasformando la caduta in un perfetto arco di sorvolo. Un equilibrio delicato che permetterà al quartetto di allontanarsi dalla Terra più di chiunque altro prima di loro.
Mentre il mondo guarda, la missione prosegue secondo i tempi stabiliti. L’interruzione delle comunicazioni, prevista intorno all’1:02 del 7 aprile durante il passaggio nel punto di massimo avvicinamento, sarà il banco di prova definitivo per l’autonomia della capsula. Al rientro del segnale, previsto per le 1:25, gli scienziati della NASA potranno finalmente scaricare i dati raccolti dal lato nascosto, un’area ancora in gran parte misteriosa nonostante i radar e i satelliti. Un’impresa, insomma, che restituisce un po’ di quella meraviglia che aveva contraddistinto i primi passi sulla Luna, ma con gli strumenti e la potenza mediatica del Ventunesimo secolo.




