Doomsday Clock, l'orologio segna 85 secondi alla fine del mondo
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Redazione Esteri
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Un ticchettio metaforico, ma dal suono sempre più insistente, scandisce il tempo che rimarrebbe all’umanità prima di un ipotetico baratro. L’Orologio dell’Apocalisse, il cui meccanismo simbolico è regolato dagli scienziati del Bulletin of the Atomic Scientists, è stato infatti riportato avanti di quattro secondi rispetto alla misurazione dello scorso anno. Le sue lancette, che non avevano mai raggiunto una simile prossimità con la fatidica mezzanotte, indicano oggi che mancano soltanto ottantacinque secondi alla catastrofe globale, superando così il precedente, già fosco, record di ottantanove secondi.
I fattori di una progressione inesorabile
La decisione di spostare ulteriormente le lancette verso la mezzanotte, annunciata il 27 gennaio, non nasce da un unico evento, ma dalla convergenza di molteplici crisi, le quali – sebbene distinte – finiscono per alimentarsi a vicenda, accelerando una deriva percepita come ormai inarrestabile. Il persistere di conflitti armati su scala internazionale, alcuni dei quali in aree geopoliticamente sensibili, costituisce uno degli elementi cardine di questa valutazione, soprattutto per il connesso rischio di una escalation incontrollabile. A questo si somma, in un mix esplosivo, il preoccupante fermento intorno alla proliferazione nucleare, un fantasma che il mondo credeva di aver sepolto e che invece mostra di possedere una pericolosa capacità di resilienza.
Minacce tradizionali e nuove incognite tecnologiche
Oltre alle minacce più tradizionali, il comitato scientifico ha posto l’accento su due fronti emergenti che contribuiscono ad aggravare il quadro generale. Da un lato, la crisi climatica, i cui effetti divengono sempre più tangibili e distruttivi, viene interpretata non come un pericolo settoriale, bensì come un moltiplicatore di instabilità in grado di erodere la sicurezza globale. Dall’altro, lo sviluppo tumultuoso di tecnologie disruptive, in primis l’intelligenza artificiale, introduce variabili del tutto inedite. Queste, sebbora possano offrire strumenti per il progresso, sollevano interrogativi profondi circa il loro utilizzo in ambito bellico, di controllo sociale o nella diffusione capillare della disinformazione, fattori che minano le basi stesse del dialogo internazionale e della coesione sociale.
Uno strumento di allerta oltre il simbolo
Il Doomsday Clock, nato nel lontano 1947 come monito sulle conseguenze di una guerra atomica, ha nel tempo ampliato il proprio raggio d’azione, trasformandosi in un barometro della vulnerabilità umana di fronte a rischi autoinflitti. Il suo aggiornamento annuale, basato su analisi approfondite e non su mere impressioni, rappresenta dunque molto più di un gesto simbolico; esso costituisce una chiamata alla responsabilità per i leader mondiali, un promemoria sulla necessità di azioni concrete e coordinate. L’avvicinamento a soli ottantacinque secondi dalla mezzanotte segnala, in definitiva, che le vie d’uscita si stanno restringendo, mentre i pericoli, alcuni dei quali di una complessità inedita, si accumulano senza che si scorga, all’orizzonte, una volontà politica sufficiente a contrastarli in maniera efficace.




