Leone XIV in Turchia, un ponte tra Ankara e Istanbul
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Redazione Esteri
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Scese dall'aereo, il primo che ha preso da Pontefice, un canto di muezzin ha accolto Leone XIV all'aeroporto di Ankara, proveniente da una piccola moschea lì vicino, in un ingresso non solo formale ma carico di un simbolismo che ha caratterizzato l'intera giornata. Il suo primo viaggio apostolico internazionale, che lo condurrà poi in Libano, è iniziato nel sesto mese di un pontificato che ha subito mostrato la volontà di collocarsi, come ebbe a dire il suo predecessore, in ascolto del dolore degli altri e in apertura verso la differenza. La Turchia, crocevia di culture e di fedi che vanno rispettate tutte, rappresenta una tappa particolarmente significativa nel nome di una pace che oggi appare più che mai fragile. Dopo il saluto ai giornalisti sul volo, dove aveva anticipato i temi di "unità" e "pace", l'accoglienza ufficiale si è subito trasformata in un gesto di profondo rispetto storico con la visita al mausoleo di Atatürk, fondatore della Turchia moderna.
Il cuore politico della visita
Il benvenuto al Palazzo presidenziale da parte del capo di Stato Erdoğan ha segnato il momento più strettamente politico di questa prima giornata, un incontro che non poteva ignorare il ruolo importante che Ankara ricopre nelle intricate trattative in Medio Oriente e in Ucraina. In un contesto internazionale dove, come ha ricordato lo stesso Leone XIV, si rischia di "cedere alla deriva della terza guerra mondiale a pezzi", il dialogo con un attore chiave diventa imprescindibile. L'incontro successivo con le autorità, la società civile e il corpo diplomatico ha offerto al Pontefice la platea per il suo primo discorso pubblico, un intervento articolato che ha toccato i nervi scoperti della contemporaneità senza retorica, concentrandosi sulla necessità di azioni concrete. Da quel palcoscenico, ha lanciato un appassionato invito affinché "dal cuore del Mediterraneo vengano compassione e cultura dell'incontro".
Il simbolo del ponte e il richiamo alla storia
Proprio nel suo discorso, Leone ha utilizzato l'immagine potente del ponte sullo Stretto dei Dardanelli per parlare di unità, di dialogo e di riconciliazione, evocando una connessione che superi non solo le distanze geografiche ma anche quelle ideologiche e religiose. Un'immagine che si lega indissolubilmente alla storia della Chiesa e alla stessa geografia della Turchia, terra di concili e di imperi. La giornata si è conclusa con un secondo tragitto in aereo che ha portato il Pontefice, in serata, a Istanbul, preparando il terreno per la giornata successiva. Il pellegrinaggio a Iznik, l'antica Nicea, in programma per domani, celebrerà il 1700° anniversario del primo Concilio ecumenico, aggiungendo un ulteriore, profondo strato di significato a un viaggio che è già, nelle intenzioni, un'alleanza per un mondo migliore.
Il percorso di un dialogo che cerca radici
Quello che si sta dipanando in queste ore è un percorso denso, che unisce il presente al passato e la diplomazia alla spiritualità, mostrandone le inevitabili interconnessioni. La compassione e la cultura dell'incontro, da lui invocate, non sono viste come mere aspirazioni ma come strumenti necessari per navigare in un'epoca di conflitti, da costruire pazientemente giorno dopo giorno. Le immagini della prima giornata, dall'omaggio a Atatürk all'incontro con Erdoğan, raccontano di una chiara volontà di impegnarsi direttamente con le complessità del mondo, senza nascondersi dietro generalizzazioni. Il suo messaggio, che riecheggia parole del passato ma le cala in un presente tumultuoso, punta a risvegliare una responsabilità collettiva, partendo da un luogo, il Mediterraneo, che della storia e dello scontro, ma anche dell'incontro, è stato per millenni il centro.




