Sottotraccia: il referendum e poi Eco di voci bisbiglianti. Raccontano che sottotraccia a destra succede questo.

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’intesa, quella che gli sherpa della maggioranza hanno cesellato nel corso di una riunione fiume protrattasi fino alla notte tra il 25 e il 26 febbraio, poggia su un impianto che supera i vecchi collegi uninominali del Rosatellum per abbracciare la logica proporzionale -4-5. Un ritorno al passato, se vogliamo, ma corretto da un meccanismo pensato per blindare la governabilità: un premio di maggioranza sostanzioso, settanta seggi alla Camera e trentacinque al Senato, che scatterebbe in favore della coalizione capace di superare la soglia del quaranta per cento dei consensi -4. Un sistema, questo, che qualcuno nei corridoi ha già iniziato a ribattezzare “Stabilicum”, giocando con i termini per evocare un’architettura istituzionale solida e duratura -4. Ma la strada per l’approdo definitivo in Parlamento, va detto, deve ancora superare lo scoglio della “bollinatura” da parte dei leader di partito, un passaggio formale ma politicamente decisivo che dovrebbe suggellare quanto concordato a livello tecnico -4-5.

Il meccanismo di innesco e la rete di sicurezza del ballottaggio

Il cuore della riforma, però, non si limita a fissare un traguardo. Prevede anche una sofisticata rete di sicurezza qualora nessuno dei contendriesca a raggiungere la percentuale magica. Qualora la coalizione vincente si attestasse in una fascia compresa tra il trentacinque e il quaranta per cento, infatti, scatterebbe un ballottaggio tra le due liste o coalizioni più votate -5. Una sfida secca, un turno di spareggio che assegnerebbe comunque il premio di maggioranza, garantendo in ogni caso l’emersione di una maggioranza chiara. Pare invece che l’ipotesi di un ballottaggio con soglie differenti, magari più basse, sia stata accantonata in favore di questo meccanismo che appare più lineare. E al contempo, fonti vicine al dossier riferiscono che non ci sarebbero preferenze: l’indicazione del candidato premier, un tema spinoso che aveva acceso dibattiti, dovrebbe comparire nel programma elettorale depositato al Viminale, e non direttamente sulla scheda, una soluzione questa che eviterebbe frizioni istituzionali -5.

Le resistenze, i nodi tecnici e lo spettro delle liste minori

Tuttavia, se l’impianto generale sembra aver trovato una quadra, non mancano i dettagli ancora al vaglio degli uffici e delle segreterie. Il principio ispiratore resta quello di un proporzionale puro, ma affiancato da un premio di maggioranza che dovrà essere calibrato con precisione: si discute, e si continuerà a discutere, su quale percentuale di sbarramento fissare per le liste che intendono correre da sole -1. L’asticella, si ipotizza, potrebbe essere posizionata al tre per cento o anche più su, con l’obiettivo esplicito di evitare che formazioni politiche minori, capaci di racimolare consensi frammentari ma fastidiosi, possano sottrarre voti preziosi a quelle di più solida e comprovata tradizione, distorcendo di fatto la volontà popolare e impedendo la formazione di un polo stabile -1. È una partita sottile, questa, che si gioca sul filo dei decimali e che potrebbe determinare la sopravvivenza o l’estinzione di piccoli soggetti politici.

I malumori nelle coalizioni e il peso del fattore personale

Che l’accordo fosse nell’aria lo si intuiva da giorni, e le dichiarazioni pubbliche dei leader, improntate alla massima prudenza, lasciavano presagire che il dado fosse ormai tratto. Ma se a livello di vertice l’intesa regge, nei ranghi intermedi e all’interno dei singoli partiti si registrano fibrillazioni. Il passaggio a un proporzionale corretto da un premio, infatti, ridisegna completamente la geografia del potere e le chance di elezione dei singoli parlamentari -9. C’è chi teme che questo meccanismo possa avvantaggiare alcuni partiti a discapito di altri all’interno della stessa coalizione, e le voci di malumori, sebbene ancora sussurrate, cominciano a farsi più insistenti. Il lavoro degli sherpa, in questo senso, è stato certosino: hanno dovuto mediare tra spinte contrapposte, trovando formule verbali e soluzioni tecniche capaci di mettere tutti temporaneamente d’accordo, nella consapevolezza che il vero banco di prova sarà la discussione in Aula, dove il testo potrebbe essere oggetto di modifiche e, chissà, di colpi di scena.

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