Kiev accusa Mosca: «Ritardato lo scambio dei prigionieri»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le dinamiche degli accordi umanitari, spesso l’unico canale di comunicazione ancora aperto in una guerra caratterizzata da posizioni diametralmente opposte, tornano a incepparsi proprio nel momento in cui sembravano aver preso un respiro decisivo. Il difensore civico dell’Ucraina, Dmytro Lubinets, ha formalmente accusato la Federazione russa di rallentare deliberatamente le procedure per lo scambio di prigionieri di guerra, blocco che rischia di vanificare l’intesa «1000 per 1000» annunciata lo scorso 8 maggio dal presidente statunitense Donald Trump. Nonostante il team negoziale di Kiev abbia già consegnato ai rappresentanti russi le liste complete dei nominativi dei detenuti da rimpatriare, Lubinets ha confermato che i contatti, sebbene non siano mai stati ufficialmente interrotti, «hanno subito un rallentamento» tale da far temere una stasi prolungata.

La sfiducia nelle trattative e la situazione sul campo

Secondo le dichiarazioni rilasciate all’agenzia Unian e riprese dai media internazionali, il funzionario ucraino ha evidenziato una verità amara che permea ormai ogni tavolo negoziale con il Cremlino: «Anche se si raggiunge un accordo con i russi, non si può mai essere sicuri al 100% che verrà rispettato da loro». Una frase, questa, che fotografa l’impossibilità di costruire una fiducia stabile in assenza di garanzie reali, mentre sul terreno la tregua di tre giorni ordinata dalla Casa Bianca è già stata violata da entrambe le parti. Nella sola giornata di ieri, le ostilità hanno causato numerose vittime civili: attacchi russi nell’Ucraina orientale hanno ferito almeno nove persone, mentre le repliche ucraine nella regione russa di Belgorod ne hanno ferite altre quattro.

Il raid su Kryvyi Rih e la replica di Zelensky

Dell’escalation fa parte un episodio particolarmente cruento avvenuto a Kryvyi Rih, città natale del presidente Volodymyr Zelensky, dove un drone russo ha centrato in pieno un edificio residenziale privo di qualsiasi valenza strategica. «Un cinico attacco – ha scritto il capo dello Stato sulla piattaforma X – ha preso di mira un normale edificio residenziale». Il bilancio provvisorio parla di due anziani uccisi sul colpo, mentre la loro nipotina di appena nove mesi lotta tra la vita e la morte in ospedale a causa delle ferite riportate. Zelensky ha denunciato come, dopo la fine del cessate il fuoco parziale, Mosca continui a «uccidere e ferire gli ucraini», sottolineando l’assoluta necessità di mantenere alta la pressione diplomatica sull’aggressore.

I retroscena dell’accordo e il lento scambio

L’accordo «1000 per 1000» era stato presentato da Trump come un passo concreto verso la distensione, inserito in un contesto più ampio di sospensione dei raid aerei a lungo raggio. Tuttavia, se nei cieli la calma ha retto almeno formalmente per tre giorni – permettendo alla Russia di tenere la parata del 9 maggio sulla Piazza Rossa senza attacchi ucraini – al fronte terrestre la situazione non ha conosciuto soste. Le trattative per il maxi-scambio proseguono dunque quotidianamente «senza fermarsi», nelle parole di Lubinets, ma procedono a rilento, alimentando il sospetto che il Cremlino utilizzi il fattore tempo come arma negoziale. La diplomazia internazionale, con gli Stati Uniti in prima fila, osserva con attenzione l’evolversi di questi contatti, mentre l’unica certezza resta la sorte di centinaia di militari che attendono di rivedere le proprie famiglie.

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