L’attacco di Winterthur e l’ombra della radicalizzazione giovanile: il caso Nesip Dedeler

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ESTERI

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La richiesta di detenzione preventiva per l’autore dell’accoltellamento di giovedì scorso, un cittadino turco-svizzero di 31 anni, ha riacceso i riflettori su una vicenda giudiziaria che affonda le sue radici in un passato di propaganda islamista e, soprattutto, in un’amicizia che portò un giovane elvetico sulla via della Siria.

L’indagato, che si era presentato spontaneamente in stato confusionale al municipale di Winterthur prima di essere trasferito in una clinica psichiatrica, era già stato denunciato nel 2015 per violazione del divieto relativo allo Stato Islamico (ISIS). ilgiornale +3

A lasciare interdetti gli investigatori, tuttavia, non è solo la dinamica dell’aggressione che ha ferito tre passanti, quanto la catena di errori procedurali che hanno permesso al 31enne di tornare in libertà, nonostante un provvedimento di ricovero a scopo assistenziale fosse stato disposto nei suoi confronti. cdt +3

L’errore della clinica e il “nulla osta” al rilascio

La valutazione psichiatrica espressa mercoledì – quella fatale che lo classificava come soggetto “non pericoloso né per sé né per gli altri” – rappresenta adesso il nodo centrale dell’inchiesta. L’uomo aveva potuto lasciare la struttura dopo che un medico, evidentemente, ne aveva giudicato conclusa l’acuzie.

Una decisione, questa, che ha suscitato inevitabili interrogativi sulla capacità di diagnosi dei professionisti coinvolti, tant’è che la stessa clinica psichiatrica ha avviato un’indagine esterna per fare piena luce sulle modalità di quel rilascio. ilgiornale +3

L’attentatore, insomma, era già uscito dal sistema di sorveglianza una volta, prima di passare all’atto. tv2000 +3

Il legame con il giovane scomparso in Siria

Per comprendere il profilo dell’aggressore, però, è necessario tornare indietro nel tempo, a quando Dedeler faceva proselitismo fra i banchi di scuola. Frequentava assiduamente Christian Ianniello, un ragazzo la cui cerchia di amici osservava con crescente preoccupazione l’evolversi di quell’amicizia.

Già nell’autunno del 2014, Christian avrebbe abbracciato l’Islam radicale, una conversione che pochi mesi dopo – nel febbraio 2015 – lo avrebbe spinto a partire per la Siria. ilgiornale +3

Da allora, di lui si sono perse definitivamente le tracce: una scomparsa che pesa come un macigno nel contesto delle indagini sui reclutatori di Winterthur, ambienti che l’attuale indagato frequentava attivamente ancora prima di compiere il gesto di giovedì. tv2000 +3

Lupi solitari e disagio mentale

Quello di Dedeler non è un caso isolato nel panorama della minaccia terroristica in Svizzera; gli esperti lo inquadrano piuttosto in una tendenza ormai decennale. “Effettivamente – ha ammesso un analista – da una decina d’anni a questa parte abbiamo notato come sempre più spesso gli attentatori siano persone con problemi mentali”.

Una spiegazione definitiva per questa correlazione non esiste ancora, ma gli investigatori sono concordi su un punto: il ruolo dei social media. rsi +3

Le piattaforme digitali adescano in modo mirato questi soggetti fragili, i quali – privi degli usuali filtri sociali e psicologici – traducono spesso nella pratica le violente suggestioni ideologiche ricevute con una rapidità che allarma le forze di sicurezza. Un meccanismo, quest’ultimo, che rende la prevenzione particolarmente complessa, poiché si infrange contro l’imprevedibilità dell’individuo singolo. rsi +3

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