Attentato Ranucci, gli arrestati ai pm: “Chiariremo il mandato”
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Redazione Interno
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Tre dei quattro indagati per l’attentato Ranucci sono intenzionati a rispondere alle domande dei magistrati e a chiarire le accuse contestate, compreso il tema del mandato ricevuto. A confermarlo è l’avvocato Antonio Falconieri, uno dei difensori di tre dei quattro arrestati indicati come esecutori materiali dell’attentato davanti all’abitazione del conduttore di Report Sigfrido Ranucci. Il legale ha spiegato che i suoi assistiti forniranno la propria versione dei fatti durante gli interrogatori davanti ai pm. L’attenzione si concentra quindi sulle dichiarazioni degli arrestati e sulla ricostruzione di quanto accaduto il 16 ottobre 2025 a Pomezia, quando una bomba venne piazzata sotto casa del giornalista.
Gli interrogatori sull’attentato Ranucci nel carcere di Rebibbia
I difensori hanno avuto un colloquio preliminare in carcere con Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello in preparazione dell’interrogatorio fissato per il 27 agosto. Falconieri si è recato a Rebibbia per conferire con i propri assistiti e ha ribadito la loro intenzione di rispondere alle domande e di affrontare i punti contenuti nelle accuse. Dal carcere è filtrato anche un invito a rileggere le carte dell’indagine, mentre per tre dei quattro indagati fermati si apre il passaggio dell’interrogatorio con i magistrati. Oltre a D’Avino e Passariello, tra i tre indicati per l’audizione compare Marika De Filippis, tutti descritti nell’input come parte del gruppo accusato di avere materialmente eseguito l’azione.
Il confronto con i pm rappresenta il momento in cui gli indagati potranno esporre direttamente la propria ricostruzione. La linea annunciata dalla difesa non è quella del silenzio: Falconieri ha dichiarato che gli assistiti intendono rispondere e chiarire gli aspetti delle contestazioni mosse nei loro confronti. Al centro delle domande ci sono quindi le modalità con cui sarebbe stato organizzato l’attentato, gli ordini che sarebbero stati impartiti e il ruolo attribuito ai diversi soggetti citati nell’indagine. Le dichiarazioni degli arrestati vengono attese proprio perché possono offrire ai magistrati la loro versione su questi passaggi e sul rapporto tra chi avrebbe disposto l’azione e chi viene accusato di averla eseguita.
Il ruolo di Valter Lavitola e il nodo degli ordini ricevuti
Nelle informazioni disponibili emerge in particolare il nome di Valter Lavitola, indicato come figura sulla quale si concentra una parte degli accertamenti. Uno dei punti che gli interrogatori dovrebbero affrontare riguarda gli ordini che, secondo la ricostruzione riportata, sarebbero stati impartiti agli uomini del gruppo. Viene citata anche una versione secondo cui avrebbero dovuto sparare alcuni colpi di pistola, mentre l’azione compiuta avrebbe assunto modalità differenti. Proprio questo passaggio rende centrale il tema del mandato: la difesa ha annunciato che gli arrestati intendono fornire chiarimenti sulle accuse e, attraverso le loro risposte, spiegare quale fosse il compito ricevuto e come si sarebbe arrivati all’attentato dinamitardo contro Ranucci.
Tra gli elementi riportati compare anche l’idea che l’azione dovesse “fare rumore”, producendo un forte effetto senza provocare conseguenze alla vittima, con l’obiettivo descritto di accrescerne la reputazione attraverso un grande ma innocuo sconquasso. È uno degli aspetti che si intrecciano con la ricostruzione del movente e delle finalità attribuite all’attentato. Le dichiarazioni degli indagati diventano quindi rilevanti per verificare quale fosse, secondo la loro versione, il progetto iniziale e quali indicazioni fossero state ricevute. Il confronto davanti ai magistrati dovrà inoltre misurarsi con quanto già contenuto negli atti e con le diverse ricostruzioni richiamate nelle informazioni sull’indagine.
Dal fermo degli indagati alla loro versione davanti ai magistrati
I quattro arresti riguardano persone accusate di essere gli esecutori materiali dell’attentato del 16 ottobre 2025 ai danni di Sigfrido Ranucci. Per tre di loro viene indicata la scelta di sottoporsi all’interrogatorio e di fornire una versione dei fatti, passaggio che arriva dopo i colloqui con i difensori nel carcere di Rebibbia. Falconieri ha confermato questa disponibilità precisando che gli assistiti intendono affrontare direttamente le contestazioni. Le loro risposte potranno quindi riguardare tanto l’esecuzione materiale dell’azione quanto la provenienza degli ordini e il ruolo delle persone chiamate in causa nelle carte, senza che dalla posizione della difesa emerga, nelle informazioni fornite, l’intenzione di sottrarsi al confronto con i pm.
L’attentato davanti all’abitazione del conduttore di Report resta il punto di partenza dell’inchiesta e degli interrogatori. Il 16 ottobre 2025, secondo quanto riportato, il gruppo avrebbe piazzato una bomba sotto casa di Ranucci a Pomezia; ora gli indagati chiamati davanti ai magistrati intendono spiegare come sarebbero andati i fatti. La questione riguarda sia l’azione concretamente realizzata sia la distanza eventuale tra il piano iniziale e ciò che sarebbe poi avvenuto. È su questo terreno che si collocano il riferimento agli ordini attribuiti a Lavitola, il tema dei colpi di pistola e la scelta di ricorrere invece a un attentato dinamitardo, aspetti sui quali le risposte degli arrestati sono attese per chiarire la loro posizione.
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