La task force della Farnesina e il consiglio di Tajani: “Italiani restino a Dubai, l’Oman chiude la frontiera”

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre gli attacchi tra Iran, Stati Uniti e Israele proseguono per il dodicesimo giorno consecutivo, dalla sala operativa della Farnesina – dove è stata istituita una task force di cinquanta unità – il ministro degli Esteri Antonio Tajani coordina le operazioni di assistenza per i connazionali rimasti bloccati nei Paesi del Golfo. È una macchina organizzativa complessa, quella messa in piedi dal ministero, che affianca il lavoro dell’Unità di crisi potenziando i canali di comunicazione: al numero storico 0636225 risponde ora un centralino dedicato che smista le chiamate verso gli uffici competenti, in un tentativo di gestire le migliaia di richieste di informazioni che arrivano sia dai turisti in loco sia dalle loro famiglie in Italia. La decisione di rafforzare l’organico, spiegano dalla Farnesina, è nata proprio per rispondere all’alto volume di contatti e per garantire un filo diretto con le ambasciate nella regione, il cui personale lavora ormai senza sosta per assistere chi si trova negli Emirati, in Qatar o in Kuwait.

Dubai e Abu Dhabi, i nodi critici dell’emergenza

Il fronte più caldo, per quanto riguarda la presenza italiana, resta senza dubbio quello degli Emirati Arabi Uniti. Tajani, nel corso di un punto stampa convocato domenica pomeriggio, ha spiegato che la situazione a Dubai e Abu Dhabi è caratterizzata da una “forte incertezza” dovuta principalmente al numero elevato di connazionali presenti: oltre ventimila i residenti, a cui si aggiungono almeno un migliaio di turisti, molti dei quali minorenni in viaggio con le scuole per progetti formativi legati a simulazioni delle assemblee Onu. Il console a Dubai, ha riferito il ministro, è in contatto costante con questi gruppi di ragazzi, tutti trasferiti in alberghi dove vitto e alloggio sono garantiti – come assicurato dalle stesse autorità emiratine – senza oneri a carico dei cittadini italiani. Un aspetto, quest’ultimo, su cui Tajani ha voluto fornire rassicurazioni precise: i Paesi ospitanti si stanno facendo carico delle spese di soggiorno per tutti coloro che sono rimasti bloccati a causa della chiusura degli spazi aerei, una misura che ha di fatto azzerato i voli di linea e lasciato centinaia di persone in attesa di poter rientrare.

La chiusura del confine e la raccomandazione a non muoversi

Una delle direttive più chiare arrivate dalla Farnesina riguarda la possibilità di spostarsi via terra verso il Sultanato dell’Oman. Alcuni connazionali, nel tentativo di allontanarsi dalle aree colpite dagli attacchi o nella speranza di trovare un varco per rientrare in Europa, avevano intrapreso il viaggio verso il confine. Ma le autorità di Mascate, come ha confermato Tajani, stanno procedendo a chiudere i valichi di frontiera per tutti coloro che non sono cittadini omaniti. Il tragitto, ha sottolineato il ministro, è di circa cinque ore e va affrontato con la massima prudenza, motivo per cui la raccomandazione – allo stato attuale – è quella di rimanere a Dubai, dove il consolato italiano ha attivato cinque linee telefoniche di emergenza aggiuntive e segue costantemente l’evolversi della situazione. Il timore, per chi prova a mettersi in viaggio, non è legato soltanto alla chiusura dei confini ma anche alla possibilità di trovarsi in aree potenzialmente esposte a nuovi attacchi, considerato che l’intera regione resta in fibrillazione.

Il personale militare e la convocazione in Parlamento

Sul fronte della sicurezza dei contingenti italiani all’estero, Tajani ha aggiornato la stampa sulla posizione dei circa trecento militari dell’Aeronautica di stanza in Kuwait, alla base di Al Salem, finita nel mirino di alcuni attacchi. Tutti i soldati – ha precisato – sono tempestivamente riparati nei bunker e non hanno riportato conseguenze fisiche, sebbene si registrino danni limitati ad alcune infrastrutture della base, la cui entità è ancora in fase di accertamento da parte degli uffici tecnici. Un attacco è avvenuto anche nelle vicinanze del Kurdistan iracheno, a poca distanza da una base dove sono presenti militari americani e italiani, ma anche in quel caso non si segnalano feriti o danni al personale nazionale. Nel frattempo, il ministro riferirà domani alle quindici davanti alla Commissione Affari Esteri e Difesa del Senato, convocata per un’informativa urgente dalla presidente Stefania Craxi, d’intesa con i capigruppo e con il presidente del Senato Ignazio La Russa, per fare il punto sulla gestione della crisi e sulle strategie di rientro per i connazionali ancora nell’area.

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