Garlasco, il legale di Venditti attacca: «Reputazione distrutta a reti unificate»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   «Una reputazione costruita in quarant'anni di servizio allo Stato è stata distrutta a reti unificate». Non si spegne lo scontro sul caso Mario Venditti, l'ex procuratore aggiunto di Pavia la cui posizione è stata archiviata nell'inchiesta per corruzione legata al delitto di Garlasco e alla precedente indagine su Andrea Sempio. Dopo l'intervento dell'Anm di Brescia, a replicare è Domenico Aiello, avvocato di Venditti, che torna a contestare duramente le modalità con cui è stata condotta l'indagine nei confronti del suo assistito.

Le parole del difensore

«Un cittadino 70enne incensurato – non parliamo di magistrato in pensione – avrebbe meritato modi e tempi diversi», sostiene Aiello, sottolineando la pesantezza dell'accusa iniziale: nell'ipotesi di corruzione «non era stata nemmeno individuata la figura del corruttore». Il legale insiste soprattutto sulle conseguenze personali dell'inchiesta, parlando di un «linciaggio mediatico» subito dal suo assistito prima che l'accusa trovasse riscontri.

«Una reputazione costruita in quarant'anni di servizio allo Stato è stata distrutta a reti unificate, con effetti irreversibili, in assenza di indizi di colpevolezza», afferma il difensore, richiamando il principio di non colpevolezza che, sottolinea, deve valere per «il magistrato indagato esattamente come per ogni altro cittadino».

Le motivazioni dell'archiviazione

Il gip di Brescia Mauroernesto Macca ha accolto la richiesta della Procura di archiviare la posizione dell'ex procuratore aggiunto, indagato con l'ipotesi di corruzione in atti giudiziari per avere incassato denaro al fine di favorire l'archiviazione di Andrea Sempio nell'inchiesta del 2017. Nel provvedimento il giudice scrive che «di nessuno di questi elementi le indagini, pur ampie, hanno restituito una traccia che conduca all'indagato».

Gli accertamenti bancari sui rapporti riconducibili a Venditti «non hanno individuato alcun accredito, versamento o disponibilità anomala ricollegabile, per importo o collocazione temporale, ai prelievi della famiglia Sempio». Il giudice rileva inoltre che «neppure è emerso alcun contatto, telefonico, telematico o personale, tra il magistrato e i Sempio o i loro difensori al di fuori delle sedi istituzionali del procedimento».

Le anomalie a un altro livello

Il decreto di archiviazione non chiude però il quadro investigativo complessivo. Il gip rileva che «le anomalie sin qui descritte si collocano, nella loro quasi totalità, a un livello diverso da quello dell'indagato». Le trascrizioni incomplete, i contatti irrituali con Sempio e le omissioni nell'annotazione sui tabulati «riguardano appartenenti alla polizia giudiziaria».

Il giudice definisce il quadro delle indagini «compatibile con ragionevoli ricostruzioni alternative, come ad esempio un accordo collocato al livello della polizia giudiziaria operante, ovvero un millantato credito consumato ai danni degli stessi Sempio, che però non coinvolgono l'odierno indagato e la cui delibazione spetta ad altre autorità giudiziarie».

Il fascicolo prosegue

L'archiviazione di Venditti non mette la parola fine all'inchiesta sulla presunta corruzione che ruota attorno alla prima indagine su Andrea Sempio. «L'ipotesi di reato resta intatta, ma riguarda altre persone» riferiscono fonti di palazzo di giustizia. Per questo motivo gli atti saranno trasferiti a Pavia. Resta indagato Giuseppe Sempio, padre di Andrea, come presunto corruttore.

L'incertezza sulla destinazione finale di parte del denaro, scrive ancora il gip, «non dimostra comunque che esso sia pervenuto a Venditti e non può, pertanto, fondare una ragionevole previsione di condanna».

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