Garlasco, l'avvocato dell'ex pm Venditti: «Meritava modi e tempi diversi. Reputazione distrutta a reti unificate»
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Redazione Interno
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«Un cittadino di 70 anni, incensurato - non parliamo di un magistrato in pensione - avrebbe meritato modi e tempi diversi, tanto più a fronte di un'ipotesi di corruzione gravissima nella quale non era stata nemmeno individuata la figura del corruttore».
È la replica di Domenico Aiello, legale dell'ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti, alle dichiarazioni di Andrea Gaboardi, presidente dell'Anm di Brescia, il quale aveva sostenuto che «indecorosi nella vicenda Venditti sono solo gli attacchi scomposti e offensivi rivolti, ben oltre la legittima critica, a due magistrate che si sono limitate, con scrupolo e acribia, a svolgere il loro lavoro».
Il gip del tribunale di Brescia ha accolto la richiesta della Procura e archiviato la posizione dell'ex procuratore aggiunto di Pavia, indagato per corruzione in atti giudiziari. L'accusa riguardava presunti pagamenti ricevuti dalla famiglia Sempio per favorire, nel 2017, l'archiviazione di Andrea Sempio nell'inchiesta sull'omicidio di Chiara Poggi. Fonti di palazzo di giustizia hanno riferito che «l'ipotesi di reato resta intatta, ma riguarda altre persone», motivo per cui gli atti sono stati trasferiti alla Procura di Pavia.
Resta indagato Giuseppe Sempio, padre di Andrea, con l'ipotesi di corruzione.
Nel decreto di archiviazione, il gip ha evidenziato che gli accertamenti bancari sui rapporti riconducibili a Venditti «non hanno individuato alcun accredito, versamento o disponibilità anomala ricollegabile, per importo o collocazione temporale, ai prelievi della famiglia Sempio». Il giudice ha inoltre rilevato che non è emerso alcun contatto, telefonico o personale, tra il magistrato e i Sempio al di fuori delle sedi istituzionali del procedimento.
Secondo quanto scritto nel provvedimento, le anomalie riscontrate «si collocano, nella loro quasi totalità, a un livello diverso da quello dell'indagato» e riguardano appartenenti alla polizia giudiziaria: trascrizioni incomplete, contatti irrituali con Sempio e omissioni nelle annotazioni sui tabulati.
Intervenuto a «Quarto Grado» su Retequattro, l'ex magistrato ha ricostruito i passaggi di quella vicenda, ricordando di essere stato autore di due richieste di archiviazione, entrambe accolte da giudici per le indagini preliminari del Tribunale di Pavia. La prima riguardava la denuncia presentata dalla madre di Alberto Stasi sulle attività di un'agenzia investigativa privata, con richiesta accolta dal Gip Lambertucci nel marzo 2017. Due mesi dopo arrivò una relazione dei carabinieri di Milano che chiedeva di riaprire gli accertamenti sugli stessi elementi.
«Io dissi: me ne sono già occupato», ha raccontato Venditti, spiegando che da qui scaturì una seconda richiesta di archiviazione, accolta dal Gip Villani. Quanto alle polemiche sul tempo ridotto impiegato per decidere sulla riapertura, l'ex procuratore ha replicato: «Questa cosa che avrei deciso in 21 secondi è solo perché avevo già studiato le carte e già sapevo di che cosa si trattasse».
Mentre l'archiviazione chiude il filone che coinvolgeva Venditti, l'indagine principale sul delitto di Garlasco prosegue su più fronti. Andrea Sempio, già indagato tra il 2016 e il 2017 in un'inchiesta archiviata proprio su richiesta dell'allora procuratore aggiunto, è tornato sotto inchiesta dalla Procura di Pavia per l'omicidio di Chiara Poggi.
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