L’esplosione del New Glenn di Blue Origin sulla rampa di Cape Canaveral

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Una palla di fuoco ha illuminato la notte della Florida, trasformando un test di routine in un disastro tecnico dalle proporzioni impressionanti. Il razzo New Glenn, il colosso alto 98 metri sviluppato dalla Blue Origin di Jeff Bezos, è stato completamente distrutto durante una prova di accensione statica dei motori sulla piattaforma del Complesso di Lancio 36 alla stazione spaziale di Cape Canaveral.

L’incidente, avvenuto intorno alle 21:00 ora locale, ha visto l’imponente vettore (alto quanto un palazzo di 29 piani) avvolto da una violenta deflagrazione dopo che una densa nube di propellente – probabilmente una miscela di metano e ossigeno liquidi – aveva iniziato a fuoriuscire dalla struttura pochi istanti prima della detonazione.

Nonostante la potenza dell’esplosione, che ha fatto tremare le finestre delle abitazioni situate a chilometri di distanza lungo la costa di Cocoa Beach, l’azienda fondata da Bezos ha immediatamente rassicurato sulla sorte dei dipendenti: non si registrano feriti tra i tecnici e tutto il personale è stato rintracciato e messo in sicurezza.

L’inchiesta sulle cause e i danni alla struttura

Le indagini sulla dinamica dell’esplosione sono appena all’inizio, sebbene i primi rilievi suggeriscano una massiccia perdita di combustibile come fattore scatenante dell’anomalia. Quello che si presentava come un normale pennacchio di vapore per lo spurgo dei propellenti criogenici si è trasformato in pochi attimi in un catastrofico rilascio di energia, al punto che gli ingegneri presenti hanno parlato di “una delle più grandi esplosioni di razzi mai registrate”.

Il bilancio dei danni alla piattaforma di lancio è pesante: le immagini aeree diffuse dopo l’incidente mostrano la grossa struttura di sostegno (l’erector-gantry) completamente carbonizzata o livellata al suolo, mentre una delle imponenti torri parafulmine che fiancheggiavano la rampa è crollata sotto l’urto dell’onda d’urto.

Per la Blue Origin si tratta di una perdita devastante, non solo perché il velivolo è andato distrutto, ma anche perché il Launch Complex 36 rappresenta attualmente l’unica rampa operativa in grado di supportare i lanci del pesante New Glenn; la sua ricostruzione, ipotizzano gli analisti, potrebbe richiedere diversi mesi di lavoro.

Il peso strategico per il programma spaziale di Bezos

Questo disastro arriva in un momento particolarmente delicato per le ambizioni orbitali di Bezos, che aveva investito miliardi di dollari in questo razzo riutilizzabile per cercare di colmare il divario con il rivale SpaceX. La missione che lo avrebbe visto protagonista, la quarta denominata NG-4, era attesa per i primi di giugno e doveva trasportare in orbita bassa 48 satelliti per la costellazione internet “Project Kuiper” di Amazon, un progetto concepito proprio per competere direttamente con la rete Starlink di Elon Musk.

Fortunatamente per la multinazionale guidata da Andy Jassy, i satelliti non erano stati ancora integrati sulla sommità del lanciatore e si trovavano al sicuro all’interno dei hangar di processamento del carico utile, rimanendo così illesi.

Non si tratta però del primo intoppo per questo vettore: lo scorso aprile, durante il volo NG-3, un malfunzionamento dello stadio superiore aveva infatti impedito il corretto posizionamento in orbita di un satellite per le comunicazioni, un incidente che era costato alla compagnia una breve sospensione delle operazioni decretata dalla Federal Aviation Administration (FAA).

Le reazioni istituzionali e la solidarietà nel settore

Nonostante la rivalità feroce che caratterizza l’industria aerospaziale contemporanea, i messaggi di cordoglio non si sono fatti attendere. Lo stesso Elon Musk, patron di SpaceX, ha definito l’accaduto “un vero peccato”, aggiungendo con una punta di realismo che “costruire razzi è estremamente difficile”. Dall’altra parte, Jeff Bezos ha commentato pubblicamente la perdita pochi minuti dopo la deflagrazione, scrivendo sulla piattaforma X che si è trattato di una “giornata molto dura, ma ricostruiremo tutto ciò che è necessario ricostruire e torneremo a volare. ne vale la pena”. Anche le istituzioni hanno preso posizione: il neo amministratore della NASA ha riconosciuto la brutalità del mestiere, affermando che lo “spazio non perdona” e che lo sviluppo di nuovi lanciatori pesanti è un’impresa straordinariamente complessa; l’agenzia spaziale, che aveva recentemente assegnato a Blue Origin contratti strategici per il programma lunare Artemis, collaborerà ora con gli investigatori per valutare l’impatto di questo incidente sui futuri programmi di esplorazione umana.

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