Malaria aeroportuale a Francoforte, due vittime tra i dipendenti dello scalo. Il punto sui rischi e la sorveglianza

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Sei dipendenti dell'aeroporto di Francoforte hanno contratto la malaria a luglio e agosto del 2026, e per due di loro, purtroppo, l'infezione si è rivelata fatale. Il primo decesso è avvenuto a luglio e solo ora, dopo il secondo, è emerso con chiarezza il legame con un focolaio di malaria aeroportuale. La causa del contagio, come hanno confermato il Robert Koch Institut e il gestore dello scalo Fraport, va ricercata nella puntura di una zanzara del genere Anopheles, molto probabilmente trasportata da un aereo proveniente da una zona in cui la malattia è endemica.

Le altre quattro persone colpite, sempre addetti aeroportuali, sono attualmente in cura e, stando alle informazioni disponibili, stanno guarendo. L'evento ha riacceso l'attenzione su un fenomeno raro ma noto, che va sotto il nome di malaria aeroportuale o, con un termine più ampio, malaria odissiana, e che richiede un livello di attenzione specifico per il personale che opera a stretto contatto con i collegamenti intercontinentali.

L'importazione del vettore: come la zanzara arriva in Europa

Il meccanismo che ha portato al focolaio di Francoforte è relativamente semplice nella sua dinamica, sebbene rappresenti un'evenienza statistica eccezionale. Una zanzara infetta, che trasporta il parassita della malaria, può salire a bordo di un aeromobile in un paese tropicale, nascondersi nella stiva, tra i bagagli, o anche in cabina, e sopravvivere al viaggio.

Una volta atterrata in un paese come la Germania, dove il parassita non circola abitualmente, la zanzara può pungere un individuo che si trova nello scalo o nelle sue immediate vicinanze, trasmettendogli la malattia. La peculiarità di questi casi, come spiegano gli esperti, è che le persone colpite non hanno un'anamnesi di viaggio in zone a rischio, fattore che può ritardare la diagnosi.

In una regione in cui la malaria non è endemica, come spiega l'infettivologa Flaminia Catteruccia, la popolazione non ha sviluppato immunità, e un ritardo nel riconoscimento e nel trattamento può aumentare significativamente il rischio di un decorso grave o fatale. L'ultimo caso di malaria aeroportuale documentato a Francoforte risaliva al 2023, a conferma della rarità dell'evento.

La risposta delle autorità e le misure di sorveglianza

Subito dopo la conferma dei contagi, le autorità sanitarie di Francoforte e la società Fraport hanno attivato una serie di misure per contenere il rischio e fare chiarezza sull'accaduto. Sono state installate trappole per zanzare nell'area dello scalo, e gli esemplari catturati sono stati inviati all'Istituto di Medicina Tropicale di Anversa per analisi genetiche che ne determinino la specie e l'origine.

L'obiettivo è ricostruire con precisione la dinamica dell'evento, anche se, come ha dichiarato il responsabile della salute pubblica di Francoforte, Peter Tinnemann, la probabilità che la zanzara sia ancora in circolazione è trascurabile, e il rischio per la popolazione cittadina è considerato insignificante. Non essendoci trasmissione interumana per la malaria, il focolaio rimane circoscritto.

Le autorità hanno comunque informato tutti i dipendenti dell'aeroporto, raccomandando di consultare un medico alla comparsa di sintomi come febbre o spossatezza. Anche il ministero della Salute italiano, allertato dalla Germania, ha attivato i propri Uffici di Sanità Marittima, Aerea e di Frontiera, confermando che il rischio per la popolazione italiana rimane basso.

Il contesto: West Nile e l'effetto del cambiamento climatico

Il caso di Francoforte si inserisce in un contesto più ampio, che vede l'Europa e l'Italia confrontarsi con una crescente circolazione di arbovirosi trasmesse da zanzare. La febbre del Nilo, o West Nile, sta interessando il nostro paese con un'estensione geografica senza precedenti: l'ultimo rapporto dell'Istituto Superiore di Sanità segnala 432 casi confermati e 17 decessi da inizio anno, con il virus che ormai circola in diciassette regioni e sessantasei province.

Sebbene l'indice di letalità sia in calo rispetto al 2025, la vastità della diffusione impone di mantenere alta l'attenzione, specialmente tra le fasce più vulnerabili. La comparsa e la diffusione di queste malattie sono strettamente collegate ai cambiamenti climatici: estati più lunghe e calde e inverni più miti creano condizioni ideali per la proliferazione e l'espansione geografica di vettori come le zanzare del genere Culex, responsabili del West Nile, e la zanzara tigre, vettore di dengue, chikungunya e zika.

La "malaria aeroportuale", spiega Catteruccia, resta un fenomeno diverso dall'endemizzazione, perché legato all'importazione del parassita e non alla sua presenza stabile sul territorio; ciononostante, "la vigilanza e la prevenzione sono molto importanti", così come lo è la possibilità di diagnosticare tempestivamente i casi sospetti, come ribadito anche dall'infettivologo Matteo Bassetti, per evitare che la rarità dell'evento si traduca in un ritardo fatale per chi contrae la malattia.

La sorveglianza entomologica e la capacità di fare diagnosi differenziale in presenza di febbre in persone che lavorano a contatto con rotte internazionali diventano, in questo scenario, strumenti cruciali per gestire un rischio che, seppur remoto per il grande pubblico, è concreto per una specifica categoria di lavoratori.

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