Ex Ilva, la proposta di una cordata italiana per lo stabilimento di Taranto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le condizioni, a detta di chi siede ai vertici dell'associazione che rappresenta gli industriali, sarebbero ora mature per prendere in considerazione l'ipotesi di un consorzio tutto italiano. La partita intorno al futuro dell'ex Ilva di Taranto, dopo anni di trattative internazionali e intoppi giudiziari, potrebbe così arricchirsi di un nuovo e decisivo capitolo, con la filiera produttiva nazionale pronta a scendere in campo in prima persona.

Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, ha infatti confermato al termine del tavolo tecnico convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy che si stanno valutando seriamente gli spazi per una cordata che abbia a cuore le sorti dell'industria di base del Paese.

L'incontro al Mimit e la svolta dichiarata da Orsini

A dare impulso a questa nuova fase, che richiama alla memoria le operazioni dei cosiddetti "capitani coraggiosi" già sperimentate in altre crisi industriali, è stata la duplice riunione del 5 agosto presso il dicastero guidato da Adolfo Urso. Al tavolo, insieme al ministro e al presidente di Confindustria, erano presenti i vertici di Federmeccanica, Federacciai e i rappresentanti dei principali gruppi nazionali del settore.

Proprio al termine dei lavori, Orsini ha utilizzato parole che tracciano un solco rispetto al recente passato: "Viste le nuove condizioni relative allo stabilimento dell'Ilva si aprono le condizioni per valutare una cordata italiana che abbia a cuore l'industria di base". Il riferimento è alle mutate circostanze che riguardano sia l'aspetto produttivo che quello occupazionale, con l'azienda che storicamente rappresenta un pilastro della siderurgia europea e che ora cerca una nuova rotta dopo il fallimento del percorso con il gruppo indiano Jindal.

Il peso della sentenza di Milano e la fretta per l'area a caldo

La recente decisione della Corte d'Appello di Milano, che con un decreto ha disposto la chiusura dell'area a caldo dello stabilimento entro il 26 ottobre, ha inevitabilmente accelerato i tempi e modificato il quadro delle priorità. La pronuncia dei giudici ha reso ancora più urgente individuare una soluzione che eviti lo spegnimento definitivo degli impianti, con le inevitabili ricadute occupazionali su un territorio già provato da decenni di crisi e battaglie ambientali.

L'ulteriore stretta giudiziaria, che si aggiunge a una lunghissima serie di contenziosi, ha spinto la politica e le rappresentanze imprenditoriali a cercare una via d'uscita che non sia unicamente affidata a cordate estere. È in questo contesto che la proposta di Orsini, già ventilata da tempo negli ambienti di Federmeccanica, ha trovato terreno fertile e ascolto presso il ministero, con l'obiettivo di mettere a punto un progetto che coinvolga capitali e competenze del sistema industriale nazionale.

Le aree per nuovi investimenti e il ruolo dei commissari

Parallelamente allo sviluppo della cordata, prosegue il lavoro sul fronte delle aree dismesse o inutilizzate del comprensorio siderurgico. Nel corso delle interlocuzioni con la cordata indiana, infatti, i commissari straordinari dell'Ilva avevano già condiviso la possibilità che i terreni non più funzionali al ciclo produttivo potessero essere resi immediatamente disponibili nell'ambito del Tavolo Taranto. Si parla di circa 170 ettari, di cui 140 già bonificati, destinati a ospitare nuovi investimenti produttivi e che rappresentano una risorsa concreta per attrarre imprese.

A questi si sommano ulteriori spazi: 450 ettari dell'Autorità di sistema portuale e oltre 350 ettari di aree ex militari, alcune già dismesse e altre in fase di dismissione, che potrebbero essere riqualificate per creare un polo produttivo integrato capace di ridare slancio all'economia del territorio. L'intera operazione, sebbene complessa, si inserisce nella strategia di rilancio complessivo dell'area jonica, dove la partita dell'acciaio si intreccia indissolubilmente con la bonifica ambientale e la riconversione energetica degli impianti.

Orsini ha sottolineato come, oltre al fattore umano e occupazionale, vi siano questioni "importantissime" legate ai prodotti siderurgici, elementi che rendono lo stabilimento di Taranto un asset strategico non solo per il Sud ma per l'intera manifattura italiana, dalla cantieristica all'automotive fino alle costruzioni. Il leader degli industriali ha definito l'incontro "serio e proficuo", aggiungendo che nel merito si stanno vagliando diverse ipotesi senza però scendere nei dettagli operativi o citare nomi di eventuali investitori.

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