Il cardinale Simoni ad Assisi per invocare la pace nel mondo tra i 370mila pellegrini dell’ostensione
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Redazione Interno
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Sono bastate poche, essenziali parole per ricondurre il senso di un pellegrinaggio che, per il cardinale Ernest Simoni, rappresenta un ritorno alle origini della propria fede. “Ringrazio il Signore che mi ha permesso di essere pellegrino in Assisi e pregare per la pace e la fraternità nel mondo davanti alle spoglie del grande San Francesco per me protettore, padre e maestro al quale sempre ho guardato dalla mia amata Albania”: con questa dichiarazione, raccolta durante la recente visita nella città umbra, il porporato ha voluto sottolineare la portata spirituale di un evento che, per la prima volta nella storia, ha permesso un’ostensione prolungata delle spoglie mortali del Poverello. Collocate nella Basilica inferiore, queste ultime sono state esposte alla venerazione dei fedeli per un intero mese – dal 22 febbraio al 22 marzo – in coincidenza con le celebrazioni per gli ottocento anni dalla morte del santo.
Numeri da record per un evento senza precedenti
Se la decisione di prolungare l’esposizione rappresentava già di per sé un unicum nella storia del Sacro Convento, i dati relativi all’afflusso ne hanno confermato la portata straordinaria. Sono stati oltre 370mila i pellegrini che, in appena trenta giorni, hanno varcato la soglia della Basilica inferiore per rendere omaggio alle reliquie. Di questi, la stragrande maggioranza – ben 337mila – proviene da diverse regioni italiane, a testimonianza di un radicamento popolare che non accenna a scemare. Ma il richiamo di Francesco d’Assisi ha varcato i confini nazionali, attirando fedeli da ogni continente: oltre 33mila i viaggiatori giunti da paesi lontani come il Brasile, la Tanzania, l’India, la Corea del Sud e persino dal Medio Oriente, con un contingente di 9 persone arrivate direttamente dall’Iran. Significativa, in questo quadro, la presenza dagli Stati Uniti, con 5.833 pellegrini che hanno compiuto il viaggio verso la cittadina umbra.
La voce dei pellegrini e il riferimento alla “pace in questo mondo pazzo”
A suggellare la chiusura di questo mese di ostensione, giunta ieri, è stato anche il passaggio tra i fedeli di un volto noto al grande pubblico. Lorenzo Jovanotti, accompagnato dalla moglie, dalla figlia e dai suoceri, ha voluto rendere omaggio alle spoglie mortali del santo, soffermandosi in preghiera. Il cantante, che si è unito idealmente al flusso degli ultimi pellegrini, ha affidato a poche battute il proprio pensiero: “Speriamo che san Francesco ci protegga e porti un po’ di pace in questo mondo pazzo”. Una speranza, quest’ultima, che sembra riecheggiare il medesimo bisogno espresso dal cardinale Simoni – legato alla sua Albania, terra di frontiera tra culture e religioni – e che trova nella figura del Poverello un simbolo universale. Nel corso di queste settimane, i visitatori hanno potuto contare anche sul supporto di studiosi locali: fra Giulio Cesareo, direttore dell’Ufficio comunicazioni del Sacro Convento, ha accompagnato alcuni gruppi illustrando il ciclo di affreschi della Basilica inferiore, contribuendo a contestualizzare storicamente e artisticamente il luogo che custodisce le spoglie.
Un pellegrinaggio globale nell’ottavo centenario della morte
La conclusione della venerazione pubblica segna dunque il termine di un capitolo significativo nelle celebrazioni per l’ottavo centenario della morte di San Francesco. L’afflusso registrato – con punte che hanno portato il numero complessivo oltre la soglia dei 370mila – ha confermato come il richiamo del santo di Assisi mantenga intatta la sua capacità di attrarre masse di persone, nonostante il contesto internazionale segnato da tensioni e conflitti. I dati diffusi dai responsabili del Sacro Convento evidenziano una partecipazione trasversale, capace di unire fedeli provenienti da realtà geopolitiche distanti e spesso in contrapposizione tra loro: dagli Stati Uniti, dove Trump siede nuovamente alla Casa Bianca, fino a realtà complesse come il Medio Oriente, da cui è giunto un piccolo ma significativo numero di pellegrini. L’ostensione, che per la prima volta nella storia si è protratta per un arco temporale così ampio, ha offerto a quanti non avevano mai avuto occasione di avvicinarsi al luogo di sepoltura la possibilità di farlo, trasformando Assisi, per un mese intero, nel cuore pulsante di una devozione che non conosce confini.




