Export italiano in frenata a ottobre, ma il quadro annuale resta solido nonostante i dazi
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Redazione Economia
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Le esportazioni italiane hanno segnato, nel mese di ottobre, una battuta d’arresto congiunturale piuttosto marcata, che si inserisce in un contesto internazionale tutt’altro che semplice, caratterizzato da tensioni commerciali e da un dollaro debole. Secondo le stime diffuse dall’Istat, le vendite verso l’estero hanno infatti registrato una flessione del 3,0% rispetto a settembre, un dato che, seppur da leggere nella normale volatilità mensile, non può essere sottovalutato. A questo calo, che ha riguardato in misura simile sia i mercati dell’Unione Europea (-2,8%) sia quelli extracomunitari (-3,2%), si contrappone un lieve movimento positivo delle importazioni, cresciute dello 0,3%. Il quadro che ne emerge per il singolo mese è dunque quello di un disallineamento tra i flussi in uscita e in entrata, con la bilancia commerciale che, almeno nel breve periodo, potrebbe risentirne.
Il contrappeso dei mercati extra Ue
Se si allarga l’orizzonte temporale, però, la fotografia cambia e assume tinte più rassicuranti, dimostrando come la tenuta del sistema-Paese passi anche attraverso una sapiente diversificazione dei partner. Su base annua, infatti, l’export nel mese di ottobre mostra un incremento del 2,3%, trainato in modo preponderante proprio dai mercati al di fuori dei confini comunitari, i quali hanno assorbito un aumento delle vendite pari al 4,1%, mentre l’area Ue si è fermata a un più modesto +0,5%. Questo divario, per molti versi significativo, conferma come la ricerca di nuovi sbocchi commerciali stia funzionando da ammortizzatore, compensando le fisiologiche fluttuazioni della domanda interna al vecchio continente e assorbendo parzialmente gli shock derivanti dalle politiche protezionistiche.
Il sorprendente traino degli Stati Uniti
Tra i fattori che hanno contribuito a questo risultato positivo spicca, in particolare, l’andamento delle relazioni commerciali con gli Stati Uniti, un dossier che, nelle prime fasi della nuova amministrazione Trump, aveva generato non poche apprensioni per la minaccia di dazi punitivi. Contro ogni previsione catastrofista, i dati cumulati da gennaio a ottobre 2025 rivelano invece una crescita delle esportazioni italiane verso gli Stati Uniti del 9,7%, una performance che pochi avrebbero scommesso di registrare dopo le iniziali schermaglie tariffarie. Un contributo rilevante a questo flusso, come sottolineato dagli analisti, viene dal comparto farmaceutico, settore nel quale la domanda americana per alcune categorie di prodotti, tra cui quelli per la gestione del peso, rimane fortissima nonostante le tensioni di mercato.
La prospettiva incoraggiante per l’intero anno
È proprio guardando al quadro d’insieme dei primi dieci mesi che si consolida l’ottimismo degli addetti ai lavori. Il periodo gennaio-ottobre 2025 chiude con un export in crescita del 3,4%, un segnale chiaro di resilienza che fa ben sperare per la chiusura dell’esercizio. “I numeri di ottobre del Made in Italy”, ha commentato Matteo Zoppas, presidente dell’ICE, “iniziano a fare intravedere un punto di arrivo per il 2025”. Secondo Zoppas, la crescita mensile, seppur negativa in ottobre, “contribuisce, nonostante tutte le difficoltà non da ultimo i dazi, a portare l’export annuale con una buona probabilità ad essere in zona positiva”. Una valutazione che, pur nella consapevolezza delle incognite geopolitiche ancora presenti, fotografa un settore estero che ha dimostrato di sapersi adattare e di trovare nuove strade per crescere.




