Goldman Sachs promuove Intesa sull'Opas. Meloni: «Su Mps nessun ruolo del governo»

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Gli analisti di Goldman Sachs hanno alzato il target price su Intesa Sanpaolo a 7,80 euro per azione, dai precedenti 7,50, confermando il rating Buy. La revisione è legata soprattutto a uno scenario dei tassi più favorevole per il settore, che secondo la banca d'affari lascia margini per ulteriori ritocchi al rialzo delle stime sul margine di interesse nel medio termine. Il titolo di Ca' de Sass ha chiuso la seduta in rialzo del 2,55% a 6,83 euro, vicino al record storico di 6,93, trainando l'intero comparto bancario di Piazza Affari.

L'analisi statunitense parte dalla convinzione che l'istituto guidato da Carlo Messina sia già una macchina ben oliata per centrare gli obiettivi di crescita presentati nel piano d'impresa di inizio anno. L'operazione su Mps non solo consoliderebbe il sistema bancario, ma aumenterebbe la capacità di generare utili e remunerare il capitale. Se il piano stand alone indicava un utile netto superiore agli 11,5 miliardi di euro nel 2029, con Monte dei Paschi la previsione sale oltre i 16 miliardi.

La stessa dinamica si ritrova nella remunerazione degli azionisti: tra il 2026 e il 2029 Intesa prevedeva di distribuire circa 50 miliardi tra dividendi e buyback, cifra che con l'integrazione di Siena sale a circa 61 miliardi.

Il governo resta alla finestra

Sul fronte politico, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ribadito da Vercelli la linea di non intervento dell'esecutivo: «Il futuro di Mps è una questione che riguarda il mercato, il governo attualmente non ha un ruolo». Meloni ha poi aggiunto di poter «dire poco» sul futuro della banca, ma «sul passato posso dire tanto. Quando noi siamo arrivati al governo, oggi è un gioiello oggetto di molto interesse».

L'amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio, ha commentato le parole della premier definendole «importanti perché riconoscono il valore dell'integrità del Monte, del suo nome e del ruolo nel Paese». In un'intervista a la Repubblica, il banchiere ha sottolineato che si tratta di «un riconoscimento significativo del lavoro delle colleghe e dei colleghi che hanno reso possibile la rinascita», ricordando che Mps «non è solo una banca, è un'istituzione nazionale che tiene insieme storia, territorio e futuro».

Il progetto di Lovaglio e la doppia Ops

Lovaglio ha rivendicato la diversità del proprio progetto industriale rispetto a quello di Intesa: «Il nostro progetto è diverso, e ha una forte visione industriale. Intesa divide Mps, trasferisce le reti, i clienti e le relazioni, il nostro ne preserva l'integrità e fa del Monte il baricentro di un gruppo di matrice italiana».

Il riferimento è alla doppia offerta pubblica di scambio lanciata da Siena su Banco Bpm e Banca Generali, per un valore complessivo di circa 37 miliardi di euro, che punta a creare un gruppo da 11 milioni di clienti e oltre 800 miliardi di attività finanziarie.

Sul fronte della governance, l'ad di Mps ha escluso contatti preventivi con Delfin, il principale azionista privato della banca con il 17,5% del capitale: «Non abbiamo avuto contatti preventivi sulla nostra iniziativa con alcun azionista, e quindi nemmeno con Delfin». Lovaglio ha anche affrontato il tema della neutralità del Mef, socio rilevante con il 4,8%: «Ho letto e rispetto la posizione di neutralità del ministro Giorgetti e considero positivo che le preoccupazioni delle autorità locali abbiano trovato ascolto».

Il calendario delle operazioni

Dopo il via libera dell'assemblea di Intesa Sanpaolo all'aumento di capitale da 5,7 miliardi a servizio dell'Opas da 30,6 miliardi su Mps, con il 96,96% dei voti favorevoli, la partita entra nella fase delle autorizzazioni. Ca' de Sass attende ora i semafori verdi della Bce, dell'Antitrust e dell'Ivass, oltre all'approvazione del prospetto da parte della Consob. Il periodo di offerta potrebbe aprirsi a novembre, con il perfezionamento atteso entro dicembre.

Il passaggio decisivo per la contromossa di Siena è invece fissato per il 29 ottobre, quando l'assemblea straordinaria degli azionisti di Mps sarà chiamata a esprimersi sulle due Ops su Banco Bpm e Banca Generali. Per superare i vincoli della passivity rule serve il voto favorevole dei due terzi del capitale presente, un quorum non scontato in un azionariato che in passato ha mostrato divisioni. Tra i soci, il voto contrario di Caltagirone è dato per probabile, mentre resta l'incertezza sulla posizione di Delfin e su quella di Banco Bpm, parte in causa nell'operazione.

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