La Juventus sprofonda in casa contro il Como, Di Gregorio e McKennie affondano Spalletti
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
All’Allianz Stadium va in scena l’ennesima domenica di passione per una Juventus che non vince da cinque partite e che, dopo i cinque gol incassati in casa del Galatasaray, affonda anche contro il Como di Cesc Fabregas -4. Il 2-0 finale, firmato da Mergim Vojvoda e Maxence Caqueret, condanna i bianconeri al quinto posto in solitudine, a meno venticinque dall’Inter capolista e con la Roma pronta ad allungare nel weekend; la squadra di Luciano Spalletti, incapace di reagire, vede allontanarsi sempre di più il sogno Champions League -10. A Torino, contro una formazione che non vinceva in casa dei piemontesi dal lontano 1951, i lariani giocano una partita di rara intelligenza tattica, punendo ogni singola indecisione di una retroguardia allo sbando -3.
A fare la differenza, più che le trame offensive del Como, sono gli errori individuali marchiani che ormai caratterizzano la gestione spallettiana. Dopo appena undici minuti, un pasticcio di Weston McKennie a centrocampo libera Vojvoda, il quale si presenta sul fondo e calcia verso la porta; la conclusione, non irresistibile, si infila sul primo palo per colpa di una respinta goffa e insufficiente di Michele Di Gregorio, che non dà più alcuna sicurezza ai compagni -2. Lo stesso portiere, poco dopo, rischia di regalare il raddoppio con un appoggio folle sui piedi di Lucas Da Cunha, il cui pallonetto si stampa sulla traversa lasciando tutti interdetto per l’ennesima disattenzione difensiva -6.
Nella ripresa, Spalletti prova a cambiare qualcosa inserendo Francisco Conceicao, ma la musica non cambia. Il Como aspetta e colpisce di rimessa al sessantunesimo, sfruttando ancora una volta le amnesie avversarie: sugli sviluppi di un calcio d’angolo per i padroni di casa, la ripartenza orchestrata da Sergi Roberto mette Da Cunha nelle condizioni di servire al centro per Caqueret, il quale, lasciato colpevolmente solo, deve solo spingere la palla in rete per il definitivo 0-2 -5. Da quel momento, la Juventus ci prova più con il cuore che con la testa, collezionando solo un palo di Teun Koopmeesters su punizione e un’occasione alta di Jonathan David; nulla di più -1.




