Il bancomat degli islamisti: l'inchiesta del Giornale sui finanziamenti e il caso Feltri

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Vittorio Feltri può consolarsi, poiché i ventimila euro che dovrà versare – una condanna civile emessa dal tribunale di Torino per le frasi pronunciate a "La Zanzara" – non rappresentano, per l'Associazione studi giuridici sull'immigrazione che l'ha trascinato in giudizio, una somma particolarmente rilevante. Quel risarcimento, infatti, costituisce una goccia in un oceano di denaro che, secondo un'inchiesta del Giornale, alimenta un articolato sistema di supporto legale e culturale all'Islam in Italia. La sentenza, che ha seguito il rifiuto del direttore di ritrattare le proprie dichiarazioni, ha dunque un valore simbolico che supera di gran lunga l'aspetto puramente economico, andando a toccare un nervo scoperto: quello dei flussi finanziari che sorreggono una fitta rete di associazioni.

Un labirinto di sigle e finanziatori

Dietro la difesa giudiziaria di certi princìpi, o di alcune sensibilità religiose, si cela – secondo la ricostruzione – un ginepraio di enti e soggetti finanziatori. Un labirinto di sigle che, spaziando da realtà storiche della sinistra come l'Arci fino ai cosiddetti "Soros boys" con i loro milioni, formerebbe una potente lobby in grado di muovere risorse cospicue. L'obiettivo, si legge, non è esclusivamente la tutela in sede legale, ma anche il supporto concreto alla proliferazione di centri culturali, talvolta sorti – si sottolinea – senza le necessarie autorizzazioni comunali. Si delinea così un meccanismo per cui, a fronte di una battaglia giudiziaria o di un progetto da realizzare, è possibile attingere a fondi ingenti, i quali nulla avrebbero a che fare con la pietà religiosa o con la spiritualità.

Poca fede, molti quattrini

L'espansione dell'Islam nelle periferie delle città italiane, pertanto, non seguirebbe soltanto il tracciato dettato dalla fede. Se si osserva con attenzione, dietro la macchia d'olio di cui si parla spesso, si troverebbe "poco Allah e poco Corano", mentre abbonderebbero i quattrini. Una disponibilità economica che diventa strumentale non solo per costruire luoghi di aggregazione, ma anche per intentare cause legali contro coloro che esprimono posizioni sgradite, come nel caso eclatante del giornalista condannato. Il sistema, in altre parole, funzionerebbe come una sorta di "bancomat" sempre accessibile per chi promuove determinati interessi, garantendo protezione giuridica e sostegno materiale, mentre dall'altra parte lascerebbe gli individui isolati a fronteggiare procedimenti complessi e costosi.

La risposta di Feltri e il valore del gesto

Proprio per evidenziare questa sproporzione di forze, Vittorio Feltri ha lanciato un'appello paradossale ai suoi lettori, chiedendo di inviargli dei "prosciutti" simbolici per potersi garantire un po' di libertà di espressione. La promessa, chiaramente provocatoria, è stata quella di restituire ventimila euro di prosciutti ai musulmani che lo hanno querelato, ribaltando i termini della questione in una beffa. Quel gesto, al di là della polemica, mira a sottolineare una presunta asimmetria: da un lato, un individuo che paga di tasca propria; dall'altro, un'organizzazione strutturata che può contare su finanziamenti opachi e consistenti. Una dinamica che, al netto delle singole vicende giudiziarie – rispettose delle sentenze ma oggetto di forte dibattito pubblico – solleva interrogativi sui modelli di finanziamento e sulle vere priorità di certi attori del panorama associativo.

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