Putin annuncia la tregua di Pasqua, Zelensky: “Passi simmetrici”. Si riavvicinano i negoziati
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Redazione Esteri
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La diplomazia internazionale, dopo essere stata a lungo distratta dalle convulsioni mediorientali, prova a riprendere fiato proprio mentre le campane della Pasqua ortodossa si preparano a suonare. È di queste ore l’annuncio, arrivato direttamente dal Cremlino, di un cessate il fuoco temporaneo che interromperà – seppur per un lasso di tempo ridicolmente breve se paragonato ai mille e cinquecento giorni di conflitto – le ostilità tra Mosca e Kiev. Vladimir Putin ha ordinato lo stop alle operazioni belliche a partire dalle 16 locali (le 15 in Italia) di sabato 11 aprile, imponendo una pausa di trentatré ore che durerà fino alla mezzanotte di domenica, in occasione della ricorrenza religiosa. L’ordine, diramato ai vertici delle forze armate, non è però privo di clausole; lo stesso comunicato russo specifica infatti che i reparti restano in allerta per “contrastare possibili provocazioni”, un’avvertenza che getta un’ombra lunga su quella che molti speravano fosse una vera distensione.
La risposta di Volodymyr Zelensky non si è fatta attendere, seppur filtrata attraverso una cautela che ormai caratterizza ogni dichiarazione del leader ucraino. In un messaggio diffuso sui canali social, e ripreso dalle agenzie di stampa, il presidente ha confermato la disponibilità di Kiev ad aderire a quella che lui stesso definisce una “tregua di Pasqua”. “L’Ucraina – ha scritto Zelensky – ha ripetutamente dichiarato di essere pronta per passi simmetrici. Abbiamo proposto un cessate il fuoco per le vacanze di Pasqua e ci comporteremo di conseguenza”. L’auspicio, espresso chiaramente dal leader ucraino, è che questa sospensione delle armi possa rappresentare più di una semplice pausa liturgica: “Le persone hanno bisogno di una Pasqua libera da minacce e di un reale movimento verso la pace”, ha aggiunto, lanciando un messaggio diretto a Mosca sull’opportunità di non riprendere i bombardamenti nemmeno dopo la fine delle festività.
Il riavvicinamento diplomatico dopo lo stallo
Parallelamente alla tregua umanitaria, il fronte diplomatico sembra mostrare timidi segnali di riavvio. Zelensky, in un’intervista concessa alla Rai, ha rivelato che i negoziati trilaterali – quelli che coinvolgono Washington, Kiev e Mosca – sono prossimi a una ripartenza. Le trattative, va ricordato, erano finite in un limbo a causa dell’escalation di violenza in Iran, un evento che aveva costretto l’amministrazione Trump a dirottare temporaneamente l’attenzione e le risorse diplomatiche verso il Golfo Persico. Ora che in Medio Oriente si respira un’aria di tregua, i riflettori tornano a puntarsi sull’Europa dell’Est. Lo stesso presidente ucraino ha confermato come il recente cessate il fuoco tra Israele e Iran permetterà ai negoziatori americani di riprendere in mano il dossier ucraino, anche se le modalità e le tempistiche di questo nuovo round di colloqui restano ancora avvolte nella nebbia delle reciproche diffidenze.
Le reazioni e il contesto sul campo
Nonostante l’accordo verbale, la situazione sul terreno rimane fluida e pericolosa. La tregua, della durata di appena trentadue ore (o trentatré secondo altre fonti), è stata accolta con scetticismo da chi, come i cittadini di Kharkiv o della regione di Dnipro, ha imparato a non fidarsi delle promesse di silenzio. La cronaca delle ultime ore, antecedenti l’inizio della tregua, parla ancora di raid notturni e vittime civili; solo nella notte, le difese aeree hanno intercettato decine di droni, mentre i combattimenti nelle regioni di Donetsk e Zaporizhzhia non accennavano a diminuire d’intensità. Lo stesso Zelensky, pur accettando la pausa, ha criticato l’atteggiamento di Mosca, mettendo in dubbio la reale volontà del Cremlino di porre fine definitivamente al conflitto. Da parte russa, il portavoce presidenziale ha già avvertito che si tratta di una misura esclusivamente “umanitaria” e temporanea, smorzando sul nascere le speranze di una proroga automatica del cessate il fuoco.
Le prospettive per i negoziati trilaterali
Il vero banco di prova, più che le poche ore di silenzio sugli obici, sarà rappresentato dalla ripresa concreta dei tavoli negoziali. Zelensky, nel suo intervento, ha sottolineato come il ritorno degli Stati Uniti al ruolo di mediatore sia cruciale. L’attenzione mondiale, infatti, si era pericolosamente allontanata dall’Ucraina dopo l’esplosione del nuovo fronte caldo in Medio Oriente, un vuoto che la Russia ha prontamente sfruttato per consolidare le proprie posizioni sul campo. Ora, con il ritorno degli inviati americani – tra cui spiccano figure come l’emissario speciale – si spera di poter sbloccare l’impasse. Tuttavia, le posizioni restano lontane: Mosca continua a chiedere il riconoscimento dei territori occupati, mentre Kiev rifiuta qualsiasi congelamento del conflitto che non sia accompagnato da solide garanzie di sicurezza occidentali. In questo scenario, la tregua di Pasqua rappresenta più un gesto simbolico che una svolta sostanziale, un piccolo ossigeno per una popolazione stremata, ma non ancora la luce in fondo al tunnel.




