Bagnoli Futura, quattro condanne dopo le assoluzioni per la bonifica
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Redazione Interno
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Il processo Bagnoli Futura sulla mancata bonifica dell’ex area industriale di Napoli Ovest si è concluso con quattro condanne emesse dalla seconda sezione della Corte d’Appello di Napoli. I giudici hanno riconosciuto responsabilità per il reato di disastro innominato colposo nei confronti degli imputati coinvolti nella gestione della società incaricata della riqualificazione dei suoli.
La nuova decisione dopo il rinvio della Cassazione
La sentenza arriva dopo una lunga fase giudiziaria caratterizzata da precedenti assoluzioni. La Corte di Cassazione aveva disposto un nuovo giudizio davanti alla Corte d’Appello di Napoli dopo l’impugnazione presentata dalla Procura generale contro il precedente esito favorevole agli imputati. La seconda sezione ha quindi accolto il ricorso e modificato il quadro processuale con una nuova valutazione delle responsabilità.
Le pene stabilite dai giudici vanno da un anno e otto mesi a due anni e sei mesi di reclusione. La condanna più alta riguarda Gianfranco Caligiuri, ex direttore tecnico di BagnoliFutura, mentre un anno e otto mesi sono stati inflitti a Mario Hubler, già ai vertici della società di trasformazione urbana, e a Giuseppe Pulli, ex dirigente del Comune di Napoli. Alfonso De Nardo, all’epoca in forza all’Arpac, ha ricevuto una pena di due anni.
Le responsabilità contestate nella gestione dei suoli
Al centro del procedimento c’è la gestione dell’area occidentale di Napoli affidata a BagnoliFutura, società nata per accompagnare il recupero dell’ex zona industriale. L’accusa ha riguardato le modalità con cui sono stati amministrati i terreni destinati alla bonifica e la contestazione del reato di disastro innominato colposo, una fattispecie utilizzata nei procedimenti penali relativi a gravi compromissioni ambientali.
Il percorso della società è stato segnato anche dal fallimento dichiarato nel 2014, dopo una fase di difficoltà finanziarie e gestionali. La vicenda giudiziaria, avviata nel 2007, ha attraversato diversi gradi di giudizio e ha visto due precedenti sezioni della Corte d’Appello di Napoli pronunciare assoluzioni con la formula “perché il fatto non sussiste”.
Le reazioni e il nuovo capitolo giudiziario
Dopo la decisione della Corte d’Appello, i difensori degli imputati hanno annunciato l’intenzione di presentare ricorso in Cassazione, contestando la ricostruzione accolta dai giudici. Gli avvocati hanno richiamato le precedenti assoluzioni ottenute nei passaggi processuali precedenti e hanno dichiarato di voler chiedere un nuovo esame della vicenda.
La Procura generale ha invece espresso soddisfazione per l’esito del giudizio, sostenendo che la sentenza abbia accolto l’impianto accusatorio e riconosciuto l’esistenza del disastro ambientale collegato alla gestione dell’area. Nel dispositivo viene inoltre indicata la posizione dell’ex vicesindaco di Napoli Sabatino Santangelo, per il quale non si è proceduto a causa dell’estinzione del reato per morte.
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