Gaza, le macerie continuano a uccidere: crolla il palazzo della gioia

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ESTERI Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nella Striscia di Gaza, nei giorni scorsi, è crollato un edificio già danneggiato dai bombardamenti israeliani che ospitava più di 100 sfollati. Dei testimoni hanno riferito: «Erano presenti tante persone anche perché era appena stato celebrato un matrimonio». Il desiderio di vita, anche in un contesto di distruzione quasi totale, spinge a celebrare nozze in una palazzina già colpita, un gesto che racconta la resistenza quotidiana di chi non ha alternative abitative.

Il bilancio del crollo a Gaza City

Almeno 12 bambini sono rimasti uccisi e 7 feriti nel crollo di un edificio avvenuto a Gaza City, mentre molti altri risultano ancora dispersi sotto le macerie. Il nostro pensiero va alle famiglie che hanno perso i propri cari e a coloro che attendono con ansia notizie dei dispersi. L'UNICEF sta fornendo assistenza sanitaria, sostegno psicosociale e beni di prima necessità ai bambini e alle famiglie colpite, valutando allo stesso tempo possibili ulteriori necessità.

Le macerie che continuano a uccidere

Le macerie di Gaza aumentano di volume e di altezza. Migliaia di palazzi ancora in piedi a Gaza City sono stati danneggiati da attacchi dal cielo e da terra in questi ultimi tre anni ma costituiscono ancora un rifugio per persone che non hanno più neanche una tenda, non sanno dove andare e che sopravvivono in attesa di nuove e vecchie speranze. Per questa povera gente, un muro, un tetto, anche pericolanti, possono rappresentare una possibilità di salvezza.

Secondo il portavoce della Protezione civile di Gaza, Mahmoud Basal, l'edificio era stato colpito più volte nel 2024 e nel marzo 2025, con avvertimenti alla popolazione di non farvi ritorno.

La denuncia di padre Faltas

Il palazzo crollato in seguito a vecchi attacchi aveva un nome bello e particolare ma oramai poco rappresentativo del dramma di Gaza. Il nome era "palazzo della gioia". Sotto macerie alte e voluminose si trovano ancora circa cento persone, più di venti sono già state estratte, fra queste più della metà sono bambini. Lo scrive sui media vaticani padre Ibrahim Faltas, Direttore delle Scuole della Custodia di Terra Santa.

Una mamma e un figlio sotto le macerie

Una mamma e un bambino sono morti abbracciati: erano distesi su un materasso impolverato che non ha attutito il peso della morte ma ha concesso un ultimo e caloroso abbraccio di un amore tenero che non riesce a donare più la vita. L'immagine della pietà sepolta a Gaza, l'immagine di una mamma abbracciata al figlio, mi porta a vedere in quell'immagine Maria, a cercare di comprendere il suo cuore spezzato dal dolore per la morte del Figlio. Immagini simili ma diverse: Maria Addolorata e sofferente, madre del Redentore, aveva fra le braccia Cristo morto, certezza di salvezza per l'umanità.

La madre di Gaza, le madri di tutti i bambini che muoiono in guerra stringono il loro dolore che non genera amore ma continua ad allargarsi per sprofondare nel vortice della vendetta.

L'appello alla pace e il rischio di nuovi crolli

Un ennesimo crollo dell'umanità ha riacceso le luci su Gaza. Continuiamo a parlare, a scrivere, a chiedere e a fare la pace perché la pace è urgente, necessaria, indispensabile alla vita, non fermiamoci perché il silenzio uccide. Ricominciamo a ri-conoscere il valore della vita, riconoscendo il male subito dagli innocenti, dagli indifesi, dagli oppressi, dagli ultimi. Quante storie, quanto dolore sotto quelle macerie.

Non sono le prime macerie a seppellire vite ed è difficile sperare che siano le ultime perché da quasi un anno una tregua, falsa e ipocrita, continua a produrre morte, sofferenza e distruzione.

Persone con lo stesso dolore stanno aiutando altri esseri umani disperati a scavare a mani nude con il desiderio di riuscire a riportare alla luce chi è ancora vivo. Un bambino ha fatto sentire la sua voce flebile allo zio che lo chiamava. Gli diceva: "Zio, sono vivo. Vienimi a prendere". Una voce leggera, uno spiraglio di speranza ma finora polvere e detriti restituiscono solo morte. Altri morti restano sotto altre macerie che continuano a nascondere numeri alti e dimenticati di una tragedia che sembra non avere fine.

Ci stiamo abituando a scrivere la storia con i numeri dei bollettini di guerra: dietro quei numeri ci sono persone, volti, storie di vita vissuta, speranze rubate e tagliate. I bambini, come sempre prime vittime della violenza, hanno il primo posto in questo elenco triste. Parliamo di pace, chiediamo la pace, non fermiamoci: lo chiede la nostra coscienza per dare verità e giustizia agli innocenti.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.