Gli ustionati di Crans-Montana a Milano non rischiano più la vita, una paziente dimessa
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Redazione Interno
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La notizia, attesa e incoraggiante, giunge dall’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso, che – a margine di una seduta del Consiglio – ha potuto annunciare come tutti i feriti del tragico incendio di Capodanno a Crans-Montana, ricoverati nelle strutture sanitarie milanesi, non siano più in «pericolo di vita imminente». Un traguardo medico e umano di fondamentale importanza, che segna un punto di svolta nel lungo e doloroso percorso di chi, quella notte, si è trovato coinvolto nelle fiamme che hanno devastato il locale Constellation. I pazienti, come riferito, sono stati trasferiti dalle unità di terapia intensiva ai reparti dedicati alle grandi ustioni, un passaggio cruciale che, seppur non cancelli la gravità delle condizioni, indica una stabilizzazione delle stesse e l’inizio di una nuova fase terapeutica.
La scelta simbolica di una paziente
Tra i casi citati spicca quello di un’imprenditrice italo-svizzera di cinquantacinque anni, la quale – già dimessa lo scorso lunedì e rientrata nella sua Ginevra – ha espresso la volontà di tornare a Milano per sottoporsi alle successive medicazioni. Una decisione che Bertolaso ha letto, non senza una punta di commozione, come «un segno di gratitudine per i servizi ricevuti», sottolineando implicitamente il legame di fiducia instauratosi tra i curanti e i pazienti, molti dei quali giunti in Lombardia in condizioni disperate. Se ne ricava, al di là dei puri dati clinici, un quadro in cui l’eccellenza del sistema sanitario regionale si fonde con la riconoscenza di chi ne ha beneficiato, in una delle situazioni di emergenza più complesse degli ultimi tempi legate a un incidente all’estero.
Le reazioni delle autorità elvetiche
Mentre a Milano il bilancio, per quanto ancora gravoso, inizia a mostrare timidi segnali di miglioramento, sul versante svizzero le autorità del Canton Vallese hanno dato seguito agli accadimenti con una serie di provvedimenti ispettivi. Le verifiche, concentrate su bar e ristoranti, hanno già portato a interventi significativi: ad Anzère, per fare un esempio, due locali hanno visto ridurre la propria capienza autorizzata, mentre a Verbier un esercizio è stato addirittura evacuato a seguito di irregolarità emerse durante i controlli. Misure che, sebbene non direttamente collegate all’indagine sull’incendio – la cui natura è ancora al centro delle attenzioni della magistratura –, dimostrano una reazione istituzionale volta a prevenire il ripetersi di simili tragedie, attraverso un inasprimento della vigilanza sulla sicurezza.
Un percorso di guarigione ancora lungo
Il superamento della fase di pericolo imminente, per quanto costituisca un «grande passo avanti» – per usare le parole stesse dell’assessore –, non deve indurre a pensare che la strada verso la piena guarigione sia breve o priva di ostacoli. Le ustioni gravi, come è noto, comportano terapie lunghe e articolate, interventi chirurgici ripetuti e un percorso riabilitativo che mette a dura prova sia il fisico che la psiche delle vittime. L’attenzione delle strutture milanesi, ora, si concentrerà su questo complesso processo di ricostruzione, mentre le indagini sulla dinamica dell’incendio, che ha spento la festa di San Silvestro trasformandola in un incubo, proseguono per accertare ogni responsabilità. Il fatto che una delle persone coinvolte scelga volontariamente di tornare da Ginevra per farsi curare a Milano è, in questo quadro desolante, un segnale umano di straordinario valore.




