Mercato immobiliare, crescita moderata in Italia ma Milano frena: i dati Nomisma
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Il primo semestre del 2026 si chiude con un quadro economico complesso per l'Italia, segnato da tensioni geopolitiche non risolte, dall'ombra di nuovi rincari energetici e dalla pressione inflazionistica che torna a mordere. Eppure, in questo scenario tutt'altro che rassicurante, il mercato immobiliare residenziale tiene botta, anzi, prosegue quella fase di espansione moderata che aveva preso il via nella seconda metà del 2024.
A certificarlo è il secondo Osservatorio sul Mercato Immobiliare 2026 realizzato da Nomisma, che dipinge un ritratto a due facce: da un lato la sostanziale solidità del comparto a livello nazionale, dall'altro i primi, significativi segnali di rallentamento che arrivano da Milano, il tradizionale motore del mattone italiano.
Numeri e tendenze del primo semestre
I dati diffusi dall'Agenzia delle Entrate raccontano di un avvio d'anno sprint, con le compravendite che nel primo trimestre hanno fatto segnare un robusto +4,4% su base tendenziale, un balzo che ha riguardato sia i capoluoghi che i comuni della provincia. Un'entusiasmo iniziale che, però, secondo le proiezioni di Nomisma, è destinato ad affievolirsi nel corso dei mesi: le stime per l'intero 2026 indicano infatti una crescita molto più timida, appena dello 0,3% rispetto al 2025.
Una frenata annunciata che restituisce l'immagine di un mercato che, pur restando in positivo, perde progressivamente slancio, quasi come se la spinta propulsiva dell'inizio dell'anno si fosse già esaurita, cedendo il passo a una fase di assestamento.
Milano, il sorpasso al contrario
Il vero termometro di questa inversione di tendenza è Milano, dove il mercato residenziale sembra aver esaurito la sua corsa. Dopo due anni di flessione, con il crollo del 13,2% del 2023 e il calo del 3,4% del 2024, il capoluogo lombardo aveva rialzato la testa nel 2025, archiviando 25.173 compravendite di abitazioni con un incremento del 4,9% sull'anno precedente. Un segnale di ripresa che, però, i primi dati del 2026 sembrano già mettere in discussione.
Milano, insomma, torna a dare segnali di affaticamento, un campanello d'allarme che, nelle analisi degli esperti, potrebbe anticipare dinamiche simili in altri grandi centri urbani. Una sorta di effetto domino che, se confermato, ridisegnerebbe le mappe del mattone italiano, con le piazze secondarie che potrebbero guadagnare terreno proprio mentre il gioiello meneghino perde smalto.
Uno sguardo al contesto e alle prospettive
Il dato di Milano, in controtendenza rispetto al resto del Paese, assume un peso particolare perché la città ha storicamente trainato il mercato nazionale, fungendo da apripista per le dinamiche dei prezzi e dei volumi. La sua frenata arriva in un momento in cui l'economia italiana sconta ancora il peso delle incertezze internazionali e il rischio di una nuova impennata dei costi energetici, due variabili che incidono direttamente sul potere d'acquisto delle famiglie e, di conseguenza, sulle scelte di investimento nel settore abitativo.
Nonostante ciò, il comparto residenziale nel suo complesso dimostra una tenuta complessiva, sostenuto probabilmente dalla domanda di prima casa e da tassi di interesse che, dopo i picchi degli anni precedenti, sembrano aver trovato un nuovo equilibrio. Le previsioni per la seconda metà del 2026 parlano di un proseguimento della crescita moderata, sebbene a ritmi decisamente più contenuti rispetto a quelli dello scorso trimestre, con gli operatori del settore chiamati a confrontarsi con un mercato che cambia passo, soprattutto nei grandi poli urbani.




