Emergenza caldo, sindacati e imprese a confronto sulla salute dei lavoratori nei cantieri

Emergenza caldo, sindacati e imprese a confronto sulla salute dei lavoratori nei cantieri
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   La crescente emergenza legata alle ondate di calore e alle elevate temperature nei luoghi di lavoro, con le conseguenze che queste producono sulla salute, sulla sicurezza e sul benessere delle lavoratrici e dei lavoratori, è stata al centro di un importante tavolo di confronto che si è svolto in prefettura.

Il tavolo ha visto la partecipazione, tra gli altri, del prefetto Franca Tancredi, del direttore dello Spisal Alessandro Finchi, del direttore della Funzione territoriale dell'Ulss Polesana Domenica Lucianò, di Giancarlo Piva per Confindustria Veneto Est, della dirigente dell'Inail di Rovigo Valeria Siciliano e della direttrice provinciale dell'Inps Giuliana Ballarini, oltre ai rappresentanti sindacali Davide Benazzo per la Fiom Cgil, Luca Gazzabin per la Fim Cisl e Mirko Bolognesi della Uilm e vari delegati Rsu.

Un confronto necessario per superare l'emergenza

Le organizzazioni sindacali dei metalmeccanici, che hanno espresso apprezzamento per la convocazione del tavolo, hanno sottolineato come la tutela della salute e della vita dei lavoratori debba rappresentare la priorità assoluta. Durante l'incontro, al quale hanno partecipato anche la funzionaria dell'Ispettorato territoriale del lavoro di Padova-Rovigo Loredana Rosato, è emersa con chiarezza la necessità di un salto di qualità nell'affrontare il problema, passando da una logica emergenziale a soluzioni strutturali e durature.

Il quadro normativo attuale, costruito in una fase storica profondamente diversa da quella odierna, non dispone di strumenti adeguati per rispondere a un fenomeno che, anche a causa dei cambiamenti climatici, sta assumendo carattere strutturale. In assenza di soluzioni normative specifiche, l'azione sindacale e il confronto nei luoghi di lavoro rappresentano l'unico strumento immediatamente praticabile per prevenire situazioni di pericolo.

Le organizzazioni sindacali hanno ribadito la necessità che i malori e gli eventi legati all'esposizione a temperature estreme vengano correttamente riconosciuti e trattati come infortuni sul lavoro, affinché tali episodi non vengano sottovalutati e possano contribuire a una più corretta valutazione dei rischi.

Le richieste di Confartigianato per la riorganizzazione dei cantieri

Sul fronte delle imprese, Confartigianato Imprese AnconaPesaro e Urbino ha espresso una posizione articolata, pur condividendo l'obiettivo della tutela della salute dei lavoratori. L'organizzazione ha chiesto alle amministrazioni comunali un ulteriore sforzo per consentire alle imprese di riorganizzare efficacemente le attività nei cantieri, in particolare nelle giornate in cui scatta il divieto di lavoro all'aperto.

L'ordinanza regionale, che vieta lo svolgimento delle attività lavorative prevalentemente all'aperto con esposizione prolungata al sole nella fascia oraria compresa tra le 12.30 e le 16 nei giorni in cui la piattaforma Worklimate dell'Inail segnala un rischio "alto" di stress termico, sta avendo conseguenze significative sulle imprese edili. Secondo Confartigianato, circa il 50% dei cantieri è costretto a sospendere le attività nelle giornate interessate dal provvedimento, con una perdita che può arrivare fino al 70% delle ore lavorabili.

L'associazione ha avanzato una richiesta specifica ai Comuni: favorire una maggiore flessibilità nell'applicazione dei regolamenti comunali, consentendo deroghe temporanee sugli orari di lavoro, sugli accessi alle aree di cantiere e sui limiti relativi alle emissioni acustiche. Queste deroghe permetterebbero alle imprese di concentrare le attività nelle fasce orarie più fresche della giornata, anticipando l'avvio dei cantieri o prolungando gli interventi nelle ore serali.

La piattaforma Worklimate come riferimento per le ordinanze

La piattaforma Worklimate, sviluppata da Cnr e Inail, rappresenta lo strumento di riferimento per l'attivazione delle misure di prevenzione previste dalle ordinanze regionali. Il sistema si basa su un indicatore biometeorologico, il WBGT, che combina diverse variabili meteorologiche come temperatura, umidità, vento e radiazione per definire l'ambiente termico in cui si trova a lavorare una persona.

L'efficacia delle misure basate sulle previsioni Worklimate è stata oggetto di uno studio pubblicato sul Journal of Exposure Science & Environmental Epidemiology. La ricerca ha dimostrato che i tassi di infortunio sul lavoro nelle regioni che hanno adottato le ordinanze sono significativamente inferiori rispetto a quelle che non le hanno applicate.

In particolare, nel settore edile il tasso di infortuni è risultato inferiore del 21,9% e nel settore agricolo di circa il 25%, mentre nelle giornate classificate a maggior rischio la riduzione degli infortuni nel settore delle costruzioni ha superato il 40%.

L'applicazione delle misure nei diversi territori

L'ordinanza della Regione Lazio, in vigore fino al 15 settembre, vieta il lavoro in condizioni di esposizione prolungata al sole dalle 12.30 alle 16 in settori come l'agricoltura e il florovivaismo, i cantieri edili, le cave, la logistica di piazzale e le consegne in ambito urbano con velocipedi o veicoli a due ruote. Il provvedimento si attiva nei giorni in cui la mappa del rischio Worklimate segnala un livello "alto" per i lavoratori esposti al sole con attività fisica intensa.

Nei campi dell'Agro Pontino, tuttavia, l'applicazione delle misure di protezione resta parziale. Nonostante le temperature superino abbondantemente i 35 gradi, migliaia di braccianti continuano a lavorare sotto il sole per rispettare i ritmi della produzione e le richieste del mercato. La CGIL ha attivato un numero verde gratuito per segnalazioni e ha ricordato che il colpo di calore che si manifesta durante l'attività lavorativa è riconosciuto come infortunio sul lavoro a tutti gli effetti.

In Veneto, il presidente della Regione ha firmato un'ordinanza che dal 17 giugno al 31 agosto vieta le attività all'aperto dalle 12.30 alle 16 nei settori agricolo, florovivaistico, nei cantieri edili all'aperto e nelle cave, nelle giornate in cui Worklimate segnala un rischio alto. Il provvedimento si applica nei casi in cui, nonostante l'adozione delle misure di prevenzione previste dalla normativa vigente e dalle linee guida regionali, permangano rischi rilevanti per la salute dei lavoratori derivanti dall'esposizione al calore.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.