Piazza Affari in rosso per l’Iran, il petrolio sale mentre Trump chiude Hormuz
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Redazione Economia
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La tregua sui mercati finanziari è durata lo spazio di un fine settimana. Il fallimento dei colloqui tra Stati Uniti e Iran, ospitati a Islamabad, ha rispedito indietro le lancette della paura, riaccendendo quella tensione geopolitica capace di offuscare qualsiasi ottimismo degli investitori. Così, nella prima seduta settimanale, Piazza Affari – in linea con le principali piazze europee – si è risvegliata in territorio decisamente negativo, con il Ftse Mib che ha oscillato tra timori e vendite generalizzate. A pesare non è solo la mancata intesa verbale, quanto la misura drastica annunciata da Donald Trump: il blocco navale dello Stretto di Hormuz, una via d’acqua cruciale per il transito del greggio mondiale, la cui esecuzione è prevista già nel corso di questa giornata.
Lo tsunami silenzioso del greggio e la reazione del listino
Se le borse arretrano, l’energia avanza inesorabile. Il petrolio ha subito approfittato dell’annuncio della Casa Bianca – che ha ordinato l’interdizione delle acque per impedire l’esfiltrazione delle navi iraniane – per schizzare verso l’alto. Il WTI ha messo a segno un rialzo di oltre sette punti percentuali, riportandosi stabilmente sopra la soglia psicologica dei 100 dollari al barile, un livello che non si vedeva da mesi e che riaccende i timori di una nuova fiammata inflazionistica proprio mentre l’Europa cerca di stabilizzare i conti. Questa dinamica, come spesso accade in questi contesti, ha disegnato una netta linea di demarcazione sul listino milanese. Da un lato, infatti, i titoli legati al comparto energetico – basti pensare a Eni o a Saipem – hanno registrato acquisti consistenti, sostenuti dalla corsa del greggio che ne gonfia i margini; dall’altro, i settori ciclici come l’automotive e il lusso, rappresentati rispettivamente da Stellantis e Brunello Cucinelli, hanno subito pesanti ribassi, schiacciati dal timore che l’aumento del costo delle materie prime possa comprimere i consumi.
Numeri, supporti tecniche e il caso Telecom Italia
Guardando i numeri, alle ore 11.55 il principale indice Ftse Mib cedeva lo 0,75%, attestandosi a 47.254 punti dopo una mattinata trascorsa a navigare tra un minimo di 47.149 e un massimo di 47.346. Parallelamente, il Ftse Italia All Share ha lasciato sul campo lo 0,76%, confermando l’ampiezza della flessione. Sebbene il quadro a medio termine resti compromesso dalle incertezze internazionali, qualche segnale di tenuta arriva dall’analisi tecnica del derivato sul Ftse Mib, che chiudendo la giornata del 7 aprile con un -0,37% ha comunque evidenziato la tenuta di un’area di supporto fondamentale a quota 43.470. Questo livello potrebbe rappresentare, nel brevissimo termine, un trampolino per un contro-rimbalzo tecnico verso l’area di resistenza dei 45.445. In attesa di capire se lo “spunto positivo” del breve riuscirà a invertire la tendenza principale, lo spread Btp-Bund è tornato a salire, collocandosi oltre gli 80 punti base: il mercato obbligazionario inizia già a scontare il rischio di un prolungamento del conflitto mediorientale. Tra le poche note di assoluta controtendenza spicca la performance di Poste Italiane, in rialzo nonostante il contesto difficile, mentre restano sotto la lente le dinamiche interne di alcune grandi holding, come nel caso di Tim, i cui movimenti azionari continuano a essere monitorati con attenzione dagli addetti ai lavori.
L’ombra di Hormuz sulle Borse europee
Lo scenario che si prospetta per i prossimi giorni è quello di una grande turbolenza. L’ordine esecutivo firmato dal presidente americano – che ora guida gli Stati Uniti da oltre un anno, rendendo la sua rielezione un dato di fatto acquisito – ha di fatto interrotto qualsiasi flebile speranza di una distensione immediata. L’intransigenza mostrata da entrambe le parti durante il vertice pachistano ha trasformato lo Stretto di Hormuz in un’arma di dissuasione economica, con effetti immediati sulle quotazioni del gas e sulla propensione al rischio degli investitori. Le Borse del Vecchio Continente, da Francoforte a Parigi, hanno seguito la stessa direttrice di Milano, bruciando gran parte dei recuperi faticosamente costruiti nelle settimane precedenti. In questo frangente, la tenuta del sistema finanziario europeo è messa alla prova da un mix pericoloso di avversione al rischio e rincari dell’energia, una combinazione che rischia di rallentare ulteriormente una ripresa già resa fragile dalle tensioni internazionali. La seduta, sebbenza solo la prima della settimana, lascia già intravedere un orizzonte denso di insidie per i listini azionari.




