Torchiarolo piange i tre ragazzi morti nell’incidente: "Karina era sfuggita alla guerra, ma non al destino"

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Tredici anni fa, Santino Diomede, odontotecnico di Torchiarolo, vide per la prima volta quella «ragazzina biondina» tra i tanti bambini presenti. «L’assistente ci disse: lei è Karina. Mia figlia Roberta le fece segno sulla spalla: “Tu devi venire con me”. La bimba le diede la mano, e da allora non gliel’ha più staccata». Una storia di accoglienza, quella di Karina Ryzkhov, che oggi si intreccia con il dolore di un intero paese, stretto attorno alle bare dei tre giovani morti sabato sera nell’incidente sulla provinciale Torchiarolo-Lendinuso.

La Porsche 911 su cui viaggiavano Luigi Perruccio, 22 anni, Sara Capilungo e Karina, entrambe 21, si è schiantata contro un albero prima di ribaltarsi e prendere fuoco, lasciando poco spazio alla speranza. Le fiamme, alimentate dalla velocità folle — si parla di 250 chilometri orari — hanno reso vano ogni tentativo di soccorso. Fuori e dentro la chiesa madre, gremita in ogni angolo, il silenzio è stato rotto solo dai singhiozzi di chi, come la famiglia Diomede, aveva visto in Karina una figlia. «Era scappata dalla guerra», ha ricordato qualcuno tra i presenti, sottolineando l’amaro paradosso di un destino che l’aveva portata lontano dai conflitti per poi spezzarle la vita su una strada di provincia.

Durante l’omelia, il vescovo di Lecce, monsignor Michele Seccia, ha scelto parole nette, rivolte soprattutto ai più giovani: «Le tragedie non capitano per caso». Un monito che risuona come un eco in un paese dove le scuole sono rimaste chiuse per permettere a tutti di partecipare al funerale, dichiarato lutto cittadino. Tra i presenti, molti coetanei delle vittime, alcuni con lo sguardo perso nel vuoto, altri abbracciati in un dolore che non ha bisogno di spiegazioni.

Quello che resta, oltre alle indagini della polizia stradale per ricostruire le dinamiche dell’incidente, è il vuoto lasciato da tre esistenze stroncate troppo presto. Luigi, Sara e Karina — i cui nomi ora compaiono sui nastri neri appesi ai muri del paese — erano volti noti a Torchiarolo, dove le loro storie, diverse ma accomunate da un finale improvviso, hanno trovato spazio nei racconti di chi li ha conosciuti. E se per Karina c’era chi ricordava il suo arrivo dall’Ucraina, per Sara e Luigi i riferimenti erano le serate tra amici, i progetti mai realizzati.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.