Il dilemma di Putin: trattare con Kiev o puntare su un’escalation? L’intelligence ucraina: «Lo zar valuta anche un attacco a una base Nato sul Baltico»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La frustrazione cede il passo all’ansia e alla rabbia verso il potere. La guerra in Ucraina non è più un’eco lontana, ma è entrata a gamba tesa dentro le vite dei cittadini russi, materializzandosi nella cronica penuria di carburante, nei continui blackout della rete, nella sparizione di molti prodotti dagli scaffali, nell’aumento dei prezzi, in primis quello della mitica kartoshka, la patata, aumentato del 4,5% in un solo mese.

L’ipotesi dell’attacco provocazione

Secondo quanto emerge da un’inchiesta pubblicata da Reuters, basata su fonti vicine al Cremlino, Vladimir Putin non avrebbe intenzione di negoziare la pace in Ucraina e starebbe invece valutando scenari di escalation del conflitto nei prossimi mesi. L’allarme si è fatto più esplicito l’11 luglio, quando l’intelligence ucraina, sempre citata dall’agenzia di stampa, ha riferito che Mosca starebbe prendendo in considerazione un attacco limitato contro il territorio di un Paese Nato e, in particolare, contro una base militare nei Paesi baltici.

Non si tratterebbe di una previsione certa o di un piano già operativo, ma di una valutazione che riflette il crescente timore che Mosca voglia aumentare la pressione sull’Alleanza atlantica senza tuttavia cercare uno scontro diretto su larga scala. Una fonte che incontra regolarmente il presidente russo parla di “alta probabilità” di escalation, mentre un'altra riferisce che Putin considera la conquista dell'intero Donbass “una questione di principio”.

Gli obiettivi nel Baltico

Nel Baltico non esiste una singola “base Nato”, ma una rete di presidi alleati cresciuta dal 2017 e rafforzata dopo l’avvio della guerra ucraina nel 2022. Secondo le valutazioni ucraine, le strutture più esposte sarebbero le basi aeree di Šiauliai in Lituania e Ämari in Estonia, cardine della missione Baltic Air Policing dal 2004, che ospitano a rotazione i caccia alleati incaricati di sorvegliare i cieli di Estonia, Lettonia e Lituania.

Per quanto riguarda le truppe di terra, i contingenti multinazionali sono dislocati a Tapa in Estonia, attualmente sotto guida britannica, ad Adazi in Lettonia sotto guida canadese e a Rukla in Lituania a guida t tedesca. Un attacco contro uno di questi siti avrebbe un impatto non solo militare, ma soprattutto politico, coinvolgendo direttamente forze di diversi Paesi membri e non solo delle tre repubbliche baltiche.

Tra le infrastrutture citate come possibili obiettivi figura anche il corridoio di Suwalki, la striscia di territorio tra l'exclave russa di Kaliningrad e la Bielorussia che costituisce l'unico collegamento terrestre tra gli Stati baltici e il resto dei territori Nato.

Il messaggio del Cremlino

Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, interpellato da Reuters, non ha smentito lo scenario, sostenendo che Mosca “non può chiudere gli occhi” davanti alla militarizzazione dell'Europa. Le dichiarazioni pubbliche del Cremlino sulla volontà di ampliare la cosiddetta “zona cuscinetto” lungo il confine con l'Ucraina vengono lette a Kiev come il segnale che Putin non abbia alcuna intenzione di rallentare la guerra.

Fonti vicine al Cremlino hanno riferito che il presidente russo avrebbe respinto le ipotesi di cessate-il-fuoco lungo l'attuale linea del fronte, restando determinato a completare la conquista del Donbass. L'analista russo Nikolay Petrov, responsabile del Laboratorio per l'analisi dei processi di trasformazione del New Eurasian Strategies Center, ha dichiarato di non avere dubbi che Putin stia preparando un attacco spettacolare, ritenendo più probabile una provocazione contro un Paese Nato per dimostrare che l'alleanza atlantica è una “tigre di carta”.

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