"Le Assaggiatrici" di Soldini: il film che svela l'orrore silenzioso delle donne al servizio di Hitler
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Mentre l’Europa, stretta nella morsa della guerra, pativa la fame, un gruppo di giovani tedesche viveva un “privilegio” macabro: assaggiare ogni giorno i pasti destinati a Hitler, col rischio costante di morire avvelenate. Una storia pressoché sconosciuta, emersa solo nel 2012, quando Margot Wölk – ultima sopravvissuta – rivelò, a 95 anni, la sua esperienza nel quartier generale del Führer. "Le Assaggiatrici", il film di Silvio Soldini tratto dal romanzo di Rosella Postorino, riporta alla luce questa vicenda, mescolando il dramma storico con una riflessione sull’amicizia femminile e sulla colpa.
Le protagoniste, quindici donne reclutate forzatamente, trascorrevano le loro giornate nella Tana del Lupo, il bunker del dittatore, costrette a un rituale spietato: due pasti al giorno, ogni boccone un possibile suicidio involontario. La paura, che diventava compagna quotidiana, non era solo quella del veleno, ma anche della violenza psicologica e fisica inflitta da un sistema che le considerava strumenti sacrificabili. Soldini, evitando toni didascalici, mostra come la sopravvivenza in quel contesto richiedesse non solo coraggio, ma anche alleanze inaspettate.
Il film, pur senza indugiare in dettagli crudi, lascia trapelare l’ossessione paranoica di Hitler per il cibo – vegetariano, come noto – e la ferocia di un regime che trasformava persino un gesto semplice come mangiare in un atto di sottomissione. La sceneggiatura, incentrata sul rapporto tra le donne, evita di cadere nel melodramma, preferendo una narrazione asciutta che lascia allo spettatore il peso della consapevolezza.




