Gardena, Schieder trasforma la Saslong in un podio di casa. Svizzeri davanti, ma l'altoatesino regala all'Italia un terzo posto di valore
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Redazione Sport
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La Val Gardena, con la sua discesa integrale sulla leggendaria Saslong, ha chiuso il primo atto della stagione italiana di Coppa del Mondo confermandosi un terreno estremamente favorevole per gli azzurri, i quali – è bene sottolinearlo – hanno colto qui il terzo podio consecutivo dopo le imprese degli anni passati. A scrivere il nuovo capitolo di questa storia, in una gara giocata sul filo della perfezione tecnica e della capacità di mantenere una linea aggressiva nonostante le insidiose sollecitazioni del tracciato, è stato Florian Schieder, atleta dei Carabinieri originario di Castelrotto, il quale ha saputo insinuarsi con determinazione tra i due fenomeni elvetici che hanno dominato la giornata. Franjo Von Allmen, infatti, ha preceduto di appena trenta centesimi il campione Marco Odermatt, ma subito dietro di loro, a consolidare una sorta di dominio centroeuropeo sulla prova, si è piazzato proprio il trentenne italiano, capace di vincere quella che – per usare un'espressione gergale – si può definire la "gara dentro la gara", ovvero la sfida tra tutti gli altri pretendenti al podio.
Un traguardo che sa di storia personale e di squadra
Per Schieder, che nella sua carriera aveva sino a quel momento salito il gradino più alto del podio soltanto nella tremenda Streif di Kitzbühel – dove si era piazzato secondo in due edizioni consecutive –, arrivare terzo a pochi minuti da casa rappresenta un traguardo dal sapore particolare, un risultato che unisce l'orgoglio personale a quello di un intero movimento. Il suo, del resto, non è stato un exploit isolato, bensì il punto più alto di una prestazione di squadra di altissimo livello, visto che altri tre italiani sono finiti tra i primi dodici classificati: Dominik Paris, il quale ha ammesso di aver "fatto tanta fatica" nonostante l'ottimo sesto posto, Mattia Casse, ottavo, e Pietro Franzoni, il cui progressivo e impressionante crescita – come rilevato dagli addetti ai lavori – continua a stupire, regalando al team una profondità tattica non comune.
Il racconto di una gara selettiva e tecnica
La discesa, quella classica che segue la prova ridotta di giovedì, si è rivelata come previsto una competizione selettiva, dove pochissimi sono riusciti a mantenere una condotta impeccabile per tutta la sua lunghezza, pagando anche il più piccolo errore di trajecttoria con decimi di secondo irrecuperabili. La capacità di portare velocità nei tratti chiave, quelli dove la pista tende a lanciare l'atleta verso curve mozzafiato o cambi di pendio improvvisi, è stata la discriminante assoluta. Su questo terreno, gli svizzeri Von Allmen e Odermatt hanno dato prova della loro straordinaria classe, ma Schieder – è doveroso riconoscerlo – non è stato da meno, costruendo la sua performance su una discesa pulita e potente, senza cedimenti, che gli ha permesso di staccare il resto del gruppo e di agguantare un risultato che vale molto più di un semplice bronzo in classifica.
Il significato di un podio in casa
Il commento dell'interessato, subito dopo l'arrivo, non ha potuto che essere intriso di soddisfazione per un traguardo raggiunto "sul podio di casa", a sottolineare quel legame speciale che unisce un atleta al suo territorio, a quelle piste che ha battuto infinite volte in allenamento e che diventano, in giornate come queste, il palcoscenico di un successo condiviso con il pubblico amico. La Val Gardena, da parte sua, continua a essere un crocevia fondamentale del circo bianco, un luogo dove la storia dello sci si intreccia con le ambizioni delle nuove generazioni, e dove l'Italia – è un dato di fatto – trova sempre energie e motivazioni in più. Ora il circuito si sposta verso Livigno, atteso per il prossimo super-g, ma la tappa gardenese lascia agli azzurri, e in particolare a Florian Schieder, la consapevolezza di poter lottare ai massimi livelli anche nelle discipline veloci.




