Bari, blitz antimafia sui clan Capriati e Strisciuglio: 14 arresti per gli omicidi di Lello Capriati e Filippo Scavo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dalle prime ore di questa mattina, la Direzione Distrettuale Antimafia di Bari ha coordinato un’operazione su vasta scala che ha coinvolto la Questura, i Carabinieri del Comando Provinciale BAT e la Guardia di Finanza, portando all’arresto di 11 persone e al fermo di altre 3. Questi 14 indagati, va detto, rappresentano una fetta significativa della galassia criminale locale, essendo considerati dagli inquirenti esponenti di spicco dei due clan tradizionalmente rivali: i Capriati e gli Strisciuglio. L’esecuzione delle misure cautelari, accompagnata da perquisizioni e controlli mirati nel capoluogo pugliese, segna di fatto una svolta sostanziale nelle indagini su due efferati episodi di sangue che hanno sconvolto la regione.

Delitti incrociati e guerra di mafia

Il primo degli omicidi oggetto delle investigazioni risale al primo aprile 2024, quando Lello Capriati – questi il nipote del celebre boss – venne assassinato a colpi d’arma da fuoco nel capoluogo. Il secondo delitto, temporalmente più vicino a noi, si è consumato lo scorso 19 aprile: Filippo Scavo, un 43enne, ha perso la vita in una sparatoria all’interno della discoteca Divine Club di Bisceglie, nel nord Barese. Se ne ricostruisce, adesso, il filo comune che li lega ai clan rivali, ai quali gli investigatori riconducono senza troppi margini di dubbio gli ultimi episodi cruenti avvenuti tra Bari e Bisceglie.

L’inchiesta della DDA e il profilo degli arrestati

I 14 fermati, va precisato, non sarebbero semplici gregari ma presunti vertici delle rispettive organizzazioni, figure cioè in grado di influenzare la strategia criminale e la gestione dei territori. L’operazione congiunta – condotta senza soluzione di continuità tra polizia e carabinieri – ha messo in luce come le tensioni tra i due gruppi fossero tutt’altro che sopite, alimentando una spirale di violenza culminata nei due omicidi. Gli sviluppi giudiziari, a questo punto, si concentreranno sugli interrogatori di garanzia e sulla verifica dei riscontri probatori raccolti durante le fasi preliminari delle indagini.

Fatti di cronaca nera e rigore investigativo

Pur trattandosi di vicende drammatiche – due uomini uccisi, uno in strada e l’altro dentro un locale notturno affollato – gli inquirenti hanno evitato ogni forma di spettacolarizzazione del sangue, privilegiando invece l’analisi dei moventi e delle dinamiche organizzative. La scelta di agire simultaneamente su più fronti, con perquisizioni e fermi, ha impedito prevedibili fughe di notizie o la distruzione di prove. E proprio questo tempismo, insieme alla mole di elementi raccolti dalla DDA, restituisce l’immagine di un’azione giudiziaria maturata nel silenzio investigativo, lontana dai riflettori ma chirurgica negli effetti.

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