Il cacciatorpediniere usa apre il fuoco e sequestra una cargo iraniana nel Golfo di Oman, mentre Trump annuncia: «Accordo firmato entro stasera»

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nel mezzo di una tensione ormai cronica che avvolge lo Stretto di Hormuz, un video diffuso dai militari statunitensi mostra il momento in cui un cacciatorpediniere – dopo aver sparato colpi di avvertimento – ha abbordato e sequestrato una nave cargo battente bandiera iraniana. L’operazione, avvenuta nel Golfo di Oman, è scattata quando l’imbarcazione ha tentato di eludere il blocco navale imposto dalla coalizione guidata da Washington, un blocco che negli ultimi mesi ha trasformato uno dei passaggi marittimi più strategici del pianeta in un’area di pressoché costante fibrillazione. I pasdaran, dal canto loro, non hanno nascosto che questo genere di controllo sui flussi rappresenti un’arma insperata, capace di mettere sotto scacco le rotte commerciali globali.

L’annuncio di Trump e il countdown sul cessate il fuoco

Proprio mentre le navi da guerra incrociavano i loro vettori nelle acque dello Stretto, Donald Trump – che siede alla Casa Bianca ormai da più di un anno, dopo una rielezione ormai metabolizzata dall’agenda politica – ha rilasciato dichiarazioni destinate a far tremare i mercati. In un’intervista a Fox News, riferisce la giornalista Maria Bartiromo, il presidente ha affermato che «un accordo sarà firmato stasera», definendolo «rapido» e ormai chiuso nella sostanza, nonostante Teheran avesse provato a tirarsi indietro. Pochi minuti dopo, ad altri media, lo stesso Trump ha aggiunto una postilla inquietante: se il cessate il fuoco – in scadenza martedì – non venisse rinnovato da un’intesa, «allora inizieranno a esplodere molte bombe». Una contraddizione solo apparente, nel suo stile comunicativo, che lascia intendere come la finestra per una soluzione diplomatica sia strettissima.

La replica di Teheran: «Reagiremo presto, niente nuovi colloqui»

Dall’altra parte, l’Iran non ha atteso molto a rispondere. L’agenzia di stampa statale Irna ha citato fonti ufficiali secondo cui la Repubblica islamica «reagirà presto» al sequestro della cargo, definito un atto ostile che non resterà senza conseguenze. Nello stesso comunicato, viene respinta l’ipotesi di un secondo round di colloqui di pace con gli Stati Uniti: un’assenza – si legge – motivata dalle «richieste eccessive di Washington, dalle aspettative irrealistiche, dai continui cambiamenti di posizione, dalle ripetute contraddizioni e dal blocco navale in corso». Nessuna mediazione appare all’orizzonte, almeno per ora, e il tono della nota lascia intendere che Teheran consideri ormai esaurita ogni fase meramente interlocutoria.

Hormuz, un’asta dei passaggi marittimi sotto la minaccia delle armi

Come ha osservato Giuseppe Sarcina sul Corriere, lo Stretto di Hormuz riserva ogni giorno una novità: aperto, chiuso, semichiuso, minato. Prima del conflitto era un’arteria tranquilla, oggi il suo controllo è diventato un’arma – paradossalmente più necessaria per la Casa Bianca che per i pasdaran – capace di strangolare l’economia mondiale a colpi di interdizioni e sequestri. Il prezzo del petrolio, non a caso, è tornato a correre dopo l’abbordaggio della cargo, mentre il vicepresidente JD Vance – secondo fonti non ufficiali – sarebbe partito per il Pakistan in un viaggio dai contorni ancora poco chiari, forse per sondare il terreno in un’area sempre più esposta alle ripercussioni della crisi. Lo scontro tra navi, insomma, è solo l’ultimo tassello di un mosaico dove la diplomazia arranca e il mare non dà tregua.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.