Il luccichio svanito di Salt Bae, l'impero delle bistecche d'oro perde colpi
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Redazione Economia
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C'era un tempo in cui il semplice gesto di salare una bistecca, trasformato in un rituale coreografico e virale, aveva catapultato Nusret Gökçe, universalmente noto come Salt Bae, nell'olimpo delle celebrità globali. Quel gesto, ripetuto in video con personaggi del calibro di Diego Maradona, ha costruito un'aura di invincibilità attorno al suo personaggio, fondando un impero gastronomico di super-lusso che da Istanbul si è esteso a Milano, Mykonos, Abu Dhabi e Londra. Locali dove l'opulenza diventava il piatto principale, con bistecche wagyu che toccavano le 680 sterline e dessert, come la baklava, avvolti in un velo d'oro 24 carati. Un'ascesa, la sua, che sembrava inarrestabile, alimentata da oltre cinquanta milioni di follower sui social network, un esercito di fedeli che ne decretava il successo planetario.
I conti che non tornano a Londra
Proprio nella capitale britannica, però, dove il luccichio sembrava più intenso, l'immagine comincia ad appannarsi. Secondo quanto riportato dal Telegraph, la società Nusr-Et UK, che gestisce il ristorante nella lussuosissima Knightsbridge, ha chiuso l'ultimo esercizio fiscale con una perdita pre-tasse di 5,4 milioni di sterline. Una voragine finanziaria alla quale ha contribuito in maniera decisiva una svalutazione delle attività statunitensi, valutata 6,6 milioni di sterline. Un dato che, al di là delle performance operative, segnala una contrazione significativa nella valutazione complessiva di quel brand che fino a poco tempo fa sembrava indistruttibile.
Il silenzio delle file e il menu popolare
A corroborare il quadro di una crisi palpabile, è la mutata scena fuori dal locale londinese. Le lunghe file di clienti facoltosi, un tempo elemento fisso del panorama di Knightsbridge anche nelle serate più inclementi, si sono diradate, lasciando spazio a un'atmosfera meno convulsa. Parallelamente, accanto alle offerte iconiche e iperboliche – come la famosa bistecca ricoperta di foglie d'oro da 1.450 sterline – è comparso un menù fisso proposto a un prezzo insolitamente accessibile, appena 39 sterline. Questa mossa, interpretabile come un tentativo di ampliare la base della propria clientela, sembra suggerire che il modello di business, basato esclusivamente su un lusso estremo e performativo, stia mostrando delle falle. Il pubblico, forse, ha iniziato a guardare oltre il gesto del sale e la superficie dorata.
Un modello di business sotto esame
La situazione londinese, con il suo pesante passivo, non rappresenta un caso isolato ma un potenziale campanello d'allarme per l'intera galassia Nusr-Et. L'idea di fondare un'esperienza culinaria su un'esibizione di opulenza così plateale, se da un lato ha garantito un'immediata notorietà virale, dall'altro potrebbe rivelarsi non sostenibile nel lungo periodo. Il fatto stesso di dover introdurre un'opzione economica in un tempio del lusso dedicato a pochi eletti indica una necessità di ripensamento. L'incantesimo, che per anni ha trasformato un gesto culinario in un fenomeno di massa e in un business multimilionario, sembra essersi infranto contro la cruda realtà dei bilanci e, forse, di un mutato sentire del pubblico, sempre più attento al rapporto tra il prezzo pagato e il valore reale dell'esperienza offerta.




