Annegamento a Suio Terme, il bocchettone senza griglia e quella “applicazione volontaria” delle regole

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La vacanza per festeggiare il compleanno si è trasformata in una tragedia annunciata da decenni di mancate riforme. Gabriele Ubaldo Petrucci, sette anni, è morto sabato nella piscina dell’hotel “Le Vescine” alle Terme di Suio, nel comune di Castelforte, in provincia di Latina. A causare l’annegamento, secondo le prime e drammatiche verifiche condotte dai carabinieri e riportate dall’avvocato della famiglia Francesco Lauri, sarebbe stato il famigerato impianto di aspirazione: quel bocchettone libero, privo della griglia di protezione che avrebbe dovuto impedire al del bambino di rimanervi intrappolato.

Non è un caso isolato. Solo due settimane prima, un altro bambino di 12 anni aveva perso la vita in un analogo incidente in provincia di Rimini, eppure – come emerge dalle dichiarazioni rilasciate dagli inquirenti – la struttura termale laziale sembrava operare senza che quel precedente avesse innescato verifiche straordinarie. La Procura della Repubblica di Cassino, guidata dal procuratore Carlo Tucci (o Fucci, a seconda delle fonti), ha aperto un fascicolo per omicidio colposo contro ignoti, disponendo il sequestro della vasca e della salma in attesa dell’autopsia fissata per i prossimi giorni. L’esame autoptico, ha spiegato il legale, servirà a fugare ogni dubbio sul fatto che il piccolo Gabriele, arrivato da Roma con i genitori, non abbia subito un malore prima di essere risucchiato dall’impianto.

La manutenzione dimenticata e la “griglia lontana”

La dinamica, per quanto ancora in fase di accertamento da parte dei militari della Compagnia di Formia, descrive uno scenario di ordinaria disattenzione. L’avvocato Lauri ha dichiarato ai cronisti che la griglia di sicurezza non era al suo posto; anzi, è stata rinvenuta “ben lontana” dal bocchettone, come se chi aveva l’obbligo di garantire la sicurezza dell’impianto se ne fosse semplicemente dimenticato, omettendo di riposizionarla dopo una manutenzione ordinaria. Le telecamere di sorveglianza della struttura sono state acquisite dagli investigatori per cercare di capire se qualcuno abbia notato l’anomalia prima che il padre del bambino, accortosi che il figlio non riemergeva, si lanciasse in acqua per recuperarlo.

Il padre stesso ha praticato le manovre di rianimazione in attesa del 118 e dell’eliambulanza Pegaso, ma i medici giunti sul posto non hanno potuto fare altro che constatare il decesso del piccolo. In queste ore, il pubblico ministero Alfredo Mattei (o lo stesso procuratore) sta vagliando le prime informative dei carabinieri per decidere se iscrivere nel registro degli indagati i gestori della struttura o i responsabili della manutenzione, cercando di ricostruire quella “catena di responsabilità” citata dal legale della famiglia.

Le regole ci sono, ma i controlli latitano

L’aspetto più cruento della vicenda – al di là del dolore indicibile che ha colpito la famiglia – è il cortocircuito normativo che emerge dalle parole degli esperti del settore. Se è vero che esistono regole italiane ed europee le quali definiscono standard precisi per l’inclinazione delle griglie o la velocità di aspirazione dell’acqua (che non dovrebbe superare gli 0,5 metri al secondo), è altrettanto vero che la loro applicazione, ad oggi, è rimessa alla volontà dei singoli gestori. Come ha spiegato Ferruccio Alessandria, presidente di Assopiscine, “le norme di sicurezza esistono, il problema è che la loro applicazione è su base volontaria. Non essendoci regole obbligatorie da rispettare, non ci sono nemmeno i controlli”.

Questa voragine legislativa, che la Francia ha già sanato con una legge specifica dal 2004 riducendo del 75 per cento gli incidenti, sembra non trovare ancora una soluzione definitiva in Italia. Un disegno di legge quadro per la salute e la sicurezza nelle piscine, approvato alla Camera nel luglio del 2025, è attualmente in fase di analisi in commissione al Senato, in attesa di diventare finalmente una legge cogente. La domanda che aleggia sulle indagini, mentre gli inquirenti cercano di capire come mai il bocchettone dell’hotel “Le Vescine” fosse “completamente libero”, è se la morte di Gabriele – e quella dell’altro bambino a Pasqua – avrebbe potuto essere evitata da un controllo a campione che nessuno ha mai effettuato.

L’attesa per l’autopsia e i risvolti giudiziari

Per il momento, l’unica certezza giudiziaria è il sequestro della piscina e l’apertura del fascicolo per omicidio colposo. L’avvocato Lauri, che assisterà la famiglia nella costituzione di parte civile, ha già annunciato la nomina del consulente Nicandro Buccieri per l’esame autoptico, previsto per mercoledì 22 aprile. Sarà proprio quell’esame a stabilire se il piccolo sia annegato esclusivamente per essere rimasto incastrato con un braccio o una gamba nell’aspirazione, oppure se un malore improvviso abbia preceduto la disgrazia.

La Procura di Cassino, in attesa di questi risultati, sta anche analizzando le autorizzazioni amministrative della struttura e la documentazione relativa alla manutenzione dell’impianto idrico. L’obiettivo è verificare se la mancanza della griglia costituisca una semplice fatalità o, come sembra più probabile, il frutto di una prassi gestionale negligente. La società che gestisce l’hotel, dal canto suo, si trova ora al centro di un’inchiesta che potrebbe portare a imputazioni concrete già nei prossimi giorni, non appena i carabinieri consegneranno la relazione definitiva sulla dinamica dei fatti.

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