L’Arsenal chiude l’era Ancelotti: il Real Madrid eliminato senza appello

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Quella che poteva sembrare una speranza residuale si è dissolta in novanta minuti di gioco, confermando ciò che già il 3-0 dell’andata aveva reso quasi inevitabile: il Real Madrid è fuori dalla Champions League, e con ogni probabilità anche Carlo Ancelotti ha disputato la sua ultima partita sulla panchina dei Blancos. L’1-2 al Bernabeu, maturato tra alti e bassi, errori e momenti di lucidità, non è stato sufficiente a ribaltare un risultato che già alla vigilia appariva insormontabile.

Se all’Emirates l’Arsenal aveva dominato senza lasciare scampo, nella trasferta spagnola ha dimostrato una freddezza che mancava da anni. Bukayo Saka, autore di un rigore parato da Courtois ma poi riscattatosi con il gol del vantaggio, ha incarnato lo spirito di una squadra che, pur sotto pressione, non ha perso la bussola. Il momentaneo pari di Vinicius, celebrato con eccessivo entusiasmo da chi forse credeva ancora nel miracolo, è stato presto ridimensionato dal raddoppio di Martinelli, che ha spento ogni velleità madrilena.

Quella che doveva essere una notte di epica rimonta, come solo il Real sa regalare, si è trasformata in un’amara conferma di un ciclo giunto al capolinea. Ancelotti, pur avendo gestito una rosa piena di talento, non è riuscito a evitare un’eliminazione che pesa come un macigno, soprattutto per una squadra abituata a dettare legge in Europa. Le provocazioni social pre-partita – il riferimento ai "90 minuti lunghissimi al Bernabeu" – sono suonate come un boomerang, evidenziando una sicurezza ormai svanita.

Per l’Arsenal, invece, è la consacrazione di un percorso iniziato lontano dai riflettori. Mikel Arteta, spesso criticato in passato per scelte tattiche discutibili, ha costruito una squadra solida, capace di soffrire e al tempo stesso di punire. La semifinale, raggiunta dopo sedici anni di assenza, non è un traguardo ma un punto di partenza. E se il Psg attende al varco, i Gunners sanno di poter contare su una mentalità rinata, che ha superato anche il test più difficile: vincere a Madrid, dove pochi ci riescono.

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