Affitti transitori, boom del 41,6%: una casa su tre è temporanea
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Gli affitti transitori stanno crescendo molto più rapidamente delle locazioni tradizionali e nel secondo trimestre del 2026 hanno raggiunto il 31,4% dell'offerta complessiva presente sul mercato italiano. L'analisi di idealista registra un aumento del 41,6% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente e del 26,9% in confronto al trimestre precedente. Nello stesso arco di dodici mesi lo stock complessivo delle abitazioni proposte in locazione è salito del 15,8%, mostrando quindi una crescita molto meno accentuata rispetto a quella delle soluzioni temporanee.
In dieci anni cambia la struttura del mercato degli affitti
La trasformazione appare ancora più netta osservando un periodo più lungo. Un'altra analisi di idealista, basata sugli annunci pubblicati sulla piattaforma, indica che nel 2016 le locazioni transitorie rappresentavano appena l'1,6% dello stock, mentre dieci anni dopo sono arrivate a quasi un terzo dell'offerta. Nello stesso intervallo le abitazioni destinate alla locazione di lungo periodo si sono ridotte del 34,8% e oggi costituiscono il 62,9% dello stock, contro il 97,3% di un decennio prima.
Anche i canoni mostrano una differenza significativa tra le due formule. Il prezzo medio indicato per gli affitti classici è di 14,5 euro al metro quadrato, mentre per quelli transitori sale a 21,6 euro. La categoria comprende contratti con una durata compresa tra uno e diciotto mesi, mentre nel lungo termine rientrano le formule tradizionali 4+4 o 3+2. L'analisi decennale esclude espressamente gli affitti turistici brevi: locazione transitoria residenziale e short rent destinato ai visitatori non sono quindi categorie equivalenti e non possono essere sovrapposte nei dati.
La crescita delle formule temporanee non significa comunque che l'offerta tradizionale stia diminuendo rispetto a dodici mesi prima. Nel confronto annuale più recente, infatti, gli annunci di lungo periodo aumentano del 10,5%, mentre rispetto ai primi tre mesi dell'anno il progresso è dell'8,2%. La differenza è nella velocità con cui si espandono i due segmenti: quello transitorio avanza a un ritmo nettamente superiore e modifica progressivamente la composizione delle abitazioni disponibili per chi cerca una casa in locazione.
Venezia guida per incidenza, a Torino l'offerta raddoppia
Le differenze territoriali sono molto ampie. Venezia è il capoluogo nel quale la componente temporanea ha il peso maggiore, con il 60% dell'offerta, seguita da Urbino con il 51,1% e Trieste con il 50,5%. Seguono Firenze al 48,2%, Catanzaro al 47,3%, Crotone al 45,3% e Genova al 45%. Sopra la soglia del 40% figurano anche Brindisi, Foggia, Bari e Napoli. Complessivamente sono trenta i capoluoghi, sui 110 monitorati, che superano la media italiana.
Nei tre maggiori mercati immobiliari la quota raggiunge il 38,7% a Roma, il 37,1% a Milano e il 34,3% a Torino. Proprio quest'ultima registra però la variazione annuale più forte tra le grandi città, con un incremento dell'offerta transitoria del 102,1%. Nella Capitale l'aumento è del 79%, nel capoluogo toscano del 71,3% e in quello lombardo del 46,2%. Più contenute, pur restando positive, le variazioni rilevate a Napoli, Bologna, Venezia e Genova, rispettivamente pari al 39,7%, 37,9%, 24,3% e 19,2%.
Il fenomeno non procede però nello stesso modo in tutta Italia. In alcuni capoluoghi la locazione temporanea occupa ancora una parte molto limitata del mercato: Bolzano si ferma al 3,2%, Cremona al 5,2%, Rovigo al 6%, Lodi al 7% e Varese al 7,1%. Il confronto evidenzia una geografia fortemente differenziata, nella quale la diffusione di questa formula abitativa può passare da percentuali marginali a valori superiori alla metà degli annunci disponibili.
Trieste, Cagliari e Udine tra gli aumenti più forti
Alcune città di medie dimensioni mostrano accelerazioni ancora superiori a quelle dei principali mercati. A Trieste l'offerta transitoria è aumentata del 245,3% in dodici mesi, mentre Cagliari segna un progresso del 113% e Udine del 111,5%. Tra gli altri incrementi a tre cifre figurano Crotone, con il 123,1%, e Ravenna, con il 107,5%; Ascoli Piceno arriva invece al 90,9%. Sono variazioni calcolate sul numero degli annunci e vanno quindi distinte dalla quota che questa tipologia contrattuale occupa sul totale delle case offerte in ciascuna città.
Il cambiamento registrato nell'ultimo decennio viene collegato dall'Ufficio Studi del portale immobiliare anche alla maggiore mobilità lavorativa, alla formazione continua e alla presenza di nuclei familiari più piccoli. Sul fronte europeo, nel settembre 2026 la Commissione ha inoltre presentato un nuovo quadro dedicato alle aree sottoposte a forte tensione abitativa, con l'obiettivo di rendere più chiari i margini d'intervento delle autorità nazionali e locali quando l'uso degli immobili per finalità diverse dalla residenza principale aggrava problemi di disponibilità e accessibilità delle abitazioni.
La proposta europea non introduce automaticamente nuovi divieti e non impone alle amministrazioni di limitare le locazioni turistiche. Definisce invece condizioni comuni per eventuali misure adottate in base alle normative nazionali, prevedendo criteri legati alla giustificazione dell'intervento, alla proporzionalità, alla trasparenza e alla revisione periodica. Dal maggio 2026 è inoltre applicabile nell'Unione il regolamento sulla trasparenza degli affitti di breve durata, che stabilisce un quadro comune per la raccolta e la condivisione dei dati provenienti dagli host e dalle piattaforme online.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
