Aviano, la base Usaf nel mirino dei missili iraniani: livello di allerta a “Bravo Plus”
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Redazione Esteri
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Per la prima volta dall’inizio delle ostilità tra l’asse Stati Uniti-Israele e la Repubblica Islamica dell’Iran, la base aerea di Aviano, strategico avamposto americano nel cuore del Friuli Venezia Giulia, si trova tecnicamente alla portata dei vettori missilistici di Teheran. Un cambiamento radicale nelle valutazioni geostrategiche, scaturito dal recente attacco – seppur fallito – contro Diego Garcia, l’atollo dell’Oceano Indiano che ospita una base militare anglo-americana, a quasi 4.000 chilometri di distanza dalle coste iraniane. L’allerta rimane ferma a “Bravo Plus”, un livello di sicurezza rafforzato ma che non ha ancora varcato la soglia massima “Charlie”. Una scelta che riflette la prudenza delle autorità italiane e statunitensi, le quali valutano al momento come remota l’eventualità di un attacco diretto, grazie soprattutto a due elementi di contesto: l’Italia non partecipa alle operazioni militari in corso e, in queste prime settimane di guerra, l’installazione avianese non è stata utilizzata come base di partenza per i caccia diretti nello scenario mediorientale.
Missili fino a Roma, Londra e Parigi: l’avvertimento di Teheran all’Occidente
Il silenzio rotto dalle sirene antiaeree riecheggiate su Diego Garcia rappresenta molto più di un singolo episodio bellico: è diventato il segnale che la guerra, in origine percepita come confinata nel “lontano” Medio Oriente, potrebbe potenzialmente lambire il cuore dell’Europa. Prendendo di mira un obiettivo a 4.000 chilometri di distanza – sia pur senza riuscire a centrarlo, con un missile finito in mare e l’altro abbattuto da un incrociatore americano – Teheran ha dimostrato una capacità di proiezione della forza che ribalta le precedenti stime. Per anni gli analisti avevano attribuito all’Iran una gittata massima dichiarata di 2.000 chilometri, ma il lancio di quelli che fonti militari definiscono “missili a raggio intermedio” (Irbm) o di vettori derivati dal programma spaziale, come il Qaem-100, ha spostato l’asticella ben oltre. Con questa nuova portata, capitale come Roma, Londra, Parigi e Berlino entrano teoricamente nel raggio d’azione, costringendo i governi occidentali a ricalibrare le proprie strategie di difesa.
Diego Garcia e Dimona: due scosse telluriche per la strategia Usa-Israele
Alla quarta settimana di guerra, il quadro strategico si arricchisce di due novità di rilevanza epocale, entrambe poco rassicuranti per chi sperava in una rapida conclusione del conflitto. La prima è appunto il tentativo iraniano di raggiungere Diego Garcia con i propri missili, un’azione che ha rivelato una gittata superiore a quanto dichiarato ufficialmente dal regime. La seconda, che si intreccia alla prima, riguarda la valutazione degli esperti militari: se Teheran possiede vettori in grado di coprire 4.000 chilometri, allora la sua capacità di deterrenza non è più limitata alle nazioni vicine. “Nessuno, ma dico nessuno, aveva immaginato che avessero missili con questa autonomia”, ha commentato un analista, suggerendo che il vettore utilizzato potrebbe essere stato un prototipo o un modello modificato alleggerendo la testata per aumentare la distanza percorribile. Un’ipotesi, quest’ultima, che trova riscontro nell’uso di vettori spaziali originariamente sviluppati per altri scopi, adattati ora per un uso bellico.
Il nodo della gittata e il silenzio sulle armi utilizzate
Resta alta l’attenzione sulle caratteristiche tecniche del missile impiegato. Fonti vicine al governo iraniano hanno parlato genericamente di missili a raggio intermedio, senza fornire dettagli specifici, mentre tra gli esperti indipendenti circolano ipotesi che vanno dal Khorramshahr-4 – un vettore da 20 tonnellate già in dotazione – a soluzioni più avanzate come il missile a combustibile solido Zoljanah, capace di trasportare un carico bellico significativo per migliaia di chilometri. La circostanza che l’attacco non sia andato a segno (uno dei due missili sarebbe stato intercettato da un sistema SM-3) lascia aperta la questione sull’affidabilità operativa di queste armi a così lungo raggio. Tuttavia, il solo fatto che il lancio sia stato tentato rappresenta un messaggio politico inequivocabile: il conflitto si allarga orizzontalmente, e nessuna base americana, neppure quelle storicamente considerate al riparo come Aviano, può più considerarsi esente da una minaccia diretta.




