Influenza K, strascichi fino a 15 giorni: anziani più esposti a ricoveri

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Redazione Salute Redazione Salute   -   L’influenza, che in queste settimane sta manifestando una virulenza particolarmente aggressiva, non si limita a costringere a letto per i canonici giorni di febbre alta e dolori articolari. Come sottolinea il virologo Fabrizio Pregliasco, il ceppo H3N2 e il suo subclade K, i principali responsabili della circolazione virale di questa stagione, possono infatti «lasciare strascichi fino a 15 giorni», tra tosse persistente e spossatezza, prolungando notevolmente il periodo di malessere anche dopo la scomparsa della febbre. Gli ultimi dati, del resto, confermano un’impennata delle infezioni respiratorie acute, con quasi 950mila nuovi casi stimati soltanto nell’ultima rilevazione, che portano il totale a circa 5,8 milioni di contagi dall’inizio del periodo di sorveglianza.

La pressione sugli ospedali e il rischio per gli anziani

L’ondata epidemica, la cui incidenza più elevata si registra – come di consueto – nei bambini da zero a quattro anni, con circa 50 casi ogni mille assistiti, non sta però semplicemente colpendo un numero molto alto di persone. L’aspetto più preoccupante, evidenziato dai bollettini del Ministero della Salute, riguarda l’aumento parallelo degli accessi in ospedale e nei reparti di terapia intensiva, dove a finire sono soprattutto i pazienti più anziani e quelli con patologie pregresse, i più vulnerabili alle complicazioni di un’infezione che può degenerare in polmoniti o aggravamenti di condizioni croniche.

Le Marche diventano zona rossa per l'incidenza

La fotografia regionale offre un esempio lampante dell’accelerazione del virus. Nelle Marche, ad esempio, la settimana precedente al Natale ha visto raddoppiare i casi stimati rispetto alla precedente, con quasi 35mila persone colpite da sintomi che vanno oltre la febbre, includendo mal di gola, dolori muscolari e disturbi gastrointestinali. I numeri hanno collocato la regione tra le quattro in Italia con un’incidenza classificata come “molto alta”, raggiungendo 23,60 casi per mille assistiti e toccando il picco di 39,65 nella fascia pediatrica più giovane.

La corsa contro il picco e l'utilità del vaccino

La curva epidemica, in Lombardia come in altre parti del paese, sembra destinata a crescere ancora, con il massimo dei contagi atteso proprio per il periodo di Capodanno. Proprio in relazione a questa prospettiva, Pregliasco ribadisce l’utilità della vaccinazione antinfluenzale, uno strumento che, pur non garantendo una protezione assoluta, rimane fondamentale per ridurre il rischio di forme gravi, «anche adesso», a stagione inoltrata. La campagna vaccinale, dunque, pur avendo come target primario gli over 60 e i fragili, rappresenta una misura di protezione individuale e collettiva per cercare di contenere una diffusione virale che mostra ancora una notevole vitalità.

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