Referendum giustizia, il fronte del No si organizza in Molise e a Genova mentre i sondaggi segnalano un elettorato diviso
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Redazione Interno
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Manca poco più di un mese al voto del 22 e 23 marzo, chiamato a confermare o respingere la riforma costituzionale sulla giustizia, e la campagna referendaria comincia a strutturarsi anche a livello territoriale, mentre le rilevazioni demoscopiche – sebbene mostrino un vantaggio per i sostenitori del Sì – continuano a fotografare una porzione significativa di indecisi, elemento che rende l’esito della consultazione tutt’altro che scontato. In Molise, ad esempio, è stato recentemente costituito un Comitato regionale della società civile per il No, il quale ha designato come proprio portavoce il professor Giuseppe Iglieri, docente di Storia contemporanea all’Università degli Studi del Molise. L’obiettivo del comitato, che annuncia iniziative pubbliche su tutto il territorio fino al voto, è quello di informare i cittadini sui contenuti della riforma e sulle conseguenze che, secondo i promotori, essa comporterebbe per l’assetto costituzionale.
Il quadro dei sondaggi: un quarto del elettorale appare ancora incerto
Proprio mentre questi comitati si attivano, un’analisi condotta dal Sole 24 Ore sulle principali rilevazioni delle ultime settimane suggerisce che, nonostante il trend favorevole al Sì, la partita referendaria rimanga aperta. Una rilevazione dell’istituto Demopolis, condotta tra il 28 e il 30 gennaio su un campione di duemila intervistati, offre una fotografia eloquente della situazione: il 39% degli italiani si dichiara orientato a votare a favore della riforma, il 35% contro, mentre un 26% – ovvero circa un quarto dell’elettorato – non ha ancora preso una posizione netta o addirittura non sa se si recherà alle urne. Questi dati, che assegnano al Sì un vantaggio di sei punti sul No se si considerano solo le intenzioni di voto espresse, seguono un precedente sondaggio Ixé che aveva invece stimato un “pareggio tecnico”, confermando dunque la volatilità dell’opinione pubblica e l’importanza cruciale della campagna informativa degli ultimi cinquanta giorni.
Iniziative locali per spiegare il testo: a Genova un incontro pubblico sul No
Parallelamente alla nascita di comitati, procedono gli appuntamenti pubblici dedicati all’approfondimento del testo referendario, spesso giudicato complesso e non riducibile a semplici slogan. A Genova, nella Sala consiliare del Municipio Media Val Bisagno, è in programma per giovedì 5 febbraio un incontro dal Titolo “No! Il Referendum non migliora la Giustizia”, organizzato da Sinistra Italiana Genova - AVS. L’iniziativa, come dichiarato dagli organizzatori, nasce dall’esigenza di fornire ai cittadini strumenti per comprendere una legge che, se approvata, avrebbe effetti profondi sull’autonomia della magistratura e sull’equilibrio dei poteri, temi che necessitano di una discussione puntuale e libera da semplificazioni eccessive.
La posta in gioco e la sfida dell’informazione
Il dibattito, quindi, si articola su due piani distinti ma strettamente intrecciati: da un lato, l’organizzazione della macchina referendaria da parte dei diversi schieramenti, con un’attenzione particolare alla mobilitazione degli indecisi, dall’altro la battaglia sul significato stesso della riforma, il cui contenuto tecnico-giuridico rischia di essere offuscato dalla retorica politica. È significativo che molti degli eventi promossi dal fronte del No pongano l’accento proprio sulla necessità di “spiegare” il testo, denunciando una narrativa pubblica giudicata riduttiva. D’altra parte, la consistenza della fetta di elettorato incerto, emersa con forza dai sondaggi, indica che una parte non trascurabile del paese percepisce la complessità della materia e attende chiarimenti prima di esprimere il proprio voto, in un contesto dove l’astensionismo potrebbe giocare un ruolo decisivo nell’esito finale della consultazione.




