Il calcio italiano perde un pezzo di storia: la Figc sceglie Topps, addio alle figurine Panini dopo sessant’anni
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Redazione Sport
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Per oltre sessant’anni, il rito di collezionare i calciatori della Nazionale – l’attesa davanti alla edicola, lo scambio di doppioni nel cortile di scuola, l’album che si riempiva a fatica, lentamente, fino all’ultima figurina introvabile – è stato associato a un nome solo, a un marchio talmente radicato da diventare, nell’immaginario collettivo, quasi un sinonimo del prodotto stesso: Panini. Un legame, quello tra la Federcalcio e la storica azienda modenese, che sembrava strutturale, quasi identitario, capace di attraversare le generazioni senza mai essere messo in discussione. Eppure, come riportato in queste ore dalla redazione de Il Fatto Quotidiano, questo rapporto ultrdecennale è destinato a interrompersi. Dal 2035, a gestire l’immagine e lo sfruttamento commerciale delle selezioni azzurre – dalle figurine agli album, passando per i prodotti collezionabili legati a squadre, calciatori, allenatori e loghi – sarà un’altra realtà.
Un’operazione che ridisegna il perimetro del merchandising federale
La decisione, arrivata dopo una lunga fase di valutazioni interne, porta la firma della Figc, che ha scelto di affidare il prossimo contratto esclusivo per i diritti di immagine a Topps. Quest’ultima, specializzata proprio in carte e prodotti collezionabili, fa capo al colossale gruppo internazionale Fanatics, un operatore globale che negli ultimi anni ha accelerato la propria espansione nel settore sportivo, puntando a centralizzare la gestione del merchandising e dei diritti digitali. L’accordo, che entrerà pienamente in vigore tra qualche anno, segna quindi un cambio di paradigma non solo dal punto di vista industriale – con l’ingresso di un soggetto straniero in un ecosistema storicamente dominato da un attore italiano – ma anche sotto il profilo culturale, perché va a scardinare un’abitudine consolidata che per decenni ha accompagnato il racconto visivo della Nazionale.
Dalla modenese Panini al gruppo Fanatics: la svolta commerciale
Per generazioni di tifosi, infatti, l’album della Nazionale non era semplicemente un prodotto commerciale: era un diario collettivo, un filo rosso che legava le imprese dei campioni azzurri – dalla vittoria del mondiale spagnolo del 1982 fino alle notti degli Europei più recenti – alla quotidianità di chi, compilando quelle pagine patinate, costruiva un rapporto quasi materiale con la propria squadra. Panini, in questo contesto, aveva costruito un modello di successo fondato sulla capillarità della distribuzione e su una riconoscibilità del brand che pochi altri competitor potevano vantare. La scelta della Figc, in questo senso, rappresenta una discontinuità netta: si tratta di un cambio di fornitore storico che, evidentemente, risponde a una logica di valorizzazione economica dei diritti, in un mercato – quello del collezionismo sportivo – diventato sempre più globale e concentrato nelle mani di pochi grandi player internazionali.
Un’eredità culturale che cede il passo agli interessi industriali
L’operazione, di cui si era già intravisto qualche segnale nei mesi scorsi con le prime aperture della Federazione verso partner esteri, ha trovato ora una definizione concreta. Il passaggio di consegne, che diventerà operativo tra oltre un decennio, lascia inevitabilmente aperto il capitolo relativo al patrimonio iconografico e documentale accumulato in questi anni; un patrimonio che, per decenni, è stato gestito con continuità da un unico interlocutore nazionale. La Topps, che già detiene accordi con altri grandi marchi del calcio internazionale e con leghe professionistiche statunitensi, si appresta quindi a inserire l’Italia nel proprio portafoglio di licenze, portando con sé un approccio al mercato delle card e degli oggetti da collezione che, per struttura e strategie distributive, differisce da quello tradizionalmente adottato dal gruppo modenese. Per la Figc, si tratta di un’opportunità per ampliare il perimetro di sfruttamento dei propri asset commerciali, affidandoli a un soggetto con una forte proiezione globale.
Un mercato che cambia volto, tra globalizzazione e nuovi modelli di consumo
L’addio alle figurine “storiche”, insomma, non è solo la fine di un’abitudine, ma la conseguenza di una scelta strategica che sposta il baricentro del business legato alla Nazionale italiana. E se il brand Panini rimarrà inevitabilmente associato a una lunga tradizione di album e figurine, la nuova era che si aprirà dal 2035 vedrà la Federcalcio incanalare la propria immagine attraverso i canali di un gigante internazionale del collezionismo, in un settore – quello delle trading card – dove il valore non è più solo quello affettivo dell’album completato, ma anche quello speculativo e digitale delle edizioni limitate. La notizia, filtrata in queste ore, restituisce così il quadro di una trasformazione profonda, dove l’identità cede il passo a un modello industriale che guarda lontano, ben oltre i confini nazionali e le tradizioni locali.




