La casa famiglia a Vasto: «Permanenza di Catherine e dei bambini non più sostenibile». La madre ignorerebbe le regole e reagirebbe con insulti
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Redazione Interno
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Il clima all'interno della struttura che ospita Catherine Birmingham e i suoi tre figli, la cosiddetta famiglia nel bosco, si è fatto incandescente al punto che gli operatori, attraverso una relazione firmata dalla responsabile del servizio minori Lucia Fiorillo, hanno formalmente chiesto all’autorità giudiziaria di trovare una sistemazione alternativa per l’intero nucleo. Nel documento, datato 25 febbraio e indirizzato al Tribunale per i minorenni dell’Aquila, si legge che la permanenza non è più ritenuta sostenibile, un grido d’allarme motivato da continue infrazioni e da un atteggiamento che la professionista non esita a definire esasperato.
Le regole infrante e le reazioni della madre
Secondo quanto ricostruito, Catherine Birmingham tenderebbe a ignorare sistematicamente i ruoli e le figure professionali con cui è chiamata a interfacciarsi, comportandosi come se la comunità fosse un albergo e decidendo in piena autonomia tempi e modalità della propria permanenza con i figli. Un comportamento, quest’ultimo, che viene messo nero su bianco nella relazione: nonostante le venga concessa la possibilità di trascorrere l’intera giornata con i bambini, e persino la notte nella loro camera, la madre avrebbe più volte portato i piccoli nel suo alloggio al secondo piano, violando la regola che vorrebbe i momenti di condivisione circoscritti agli spazi comuni al piano terra. A fronte dei richiami del personale, la reazione della donna sarebbe spesso sproporzionata, caratterizzata da scatti d'ira e insulti, un comportamento che gli operatori temono possa degenerare in un’escalation difficile da gestire.
Le tensioni nella quotidianità e gli ingressi non autorizzati
Le difficoltà, però, non si limitano alla gestione degli spazi. Nei dettagli forniti dalla responsabile della struttura emergono episodi che dipingono un quadro di costante attrito. Si fa riferimento, tra l’altro, a momenti in cui i bambini restano nell’appartamento della madre finché lei non deve dedicarsi a esigenze personali, come riposare o parlare al telefono; solo allora i tre scendono al piano inferiore, seguiti a ruota dalla donna che, a sua volta, si reca in giardino, rifiutando però la presenza dell’educatrice. A complicare ulteriormente la convivenza, la relazione cita l’ingresso non concordato di alcune persone esterne: una donna presentata come amica, fatta accomodare nella struttura da Catherine, e in seguito altre due persone che gli operatori hanno dovuto invitare ad attendere fuori dal cancello, visto che i bambini non le riconoscevano. Dal 30 gennaio, inoltre, il venerdì pomeriggio un gruppo di amici si presenta regolarmente per suonare, una consuetudine che, partita con due persone, ha visto crescere il numero dei partecipanti, trasformandosi in una situazione che lo staff non ritiene più accettabile.
La richiesta di un collocamento alternativo
L’obiettivo primario, ribadito nella relazione, rimane la tutela del benessere dei minori, non solo dei tre fratellini anglo-australiani ma anche degli altri bambini ospitati nella comunità, il cui equilibrio potrebbe essere messo a repentaglio dalle tensioni in atto. Per questo motivo, Lucia Fiorillo sollecita con urgenza una valutazione che porti a individuare "modalità e direttive alternative di collocamento più funzionali per l’intero nucleo". Una richiesta, questa, che arriva mentre i consulenti tecnici sono al lavoro per fare piena luce sulle capacità genitoriali della coppia e mentre la curatrice speciale dei minori, nei mesi scorsi, aveva comunque registrato alcuni segnali di apertura da parte dei genitori, un aspetto che ora si scontra con la realtà quotidiana della casa famiglia.




