Piazza Affari regge l’urto mentre l’Europa arranca, petrolio in bilico tra dazi e trattative
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Mentre le principali piazze finanziarie del Vecchio Continente mostravano una chiara tendenza al ribasso, con Parigi che cedeva lo 0,63% e Madrid che arretrava dello 0,48%, Piazza Affari si è distinta per la sua sostanziale tenuta, attestandosi sulla linea di parità nonostante un contesto geopolitico tutt’altro che stabile. Il FTSE MIB, seppur con un marginale -0,12% registrato nei primi scambi, ha insomma dimostrato una resilienza che pochi si sarebbero aspettati, trainato da performance societarie molto specifiche – Stellantis e Banca Monte dei Paschi di Siena su tutte – in netto contrasto con la debolezza generalizzata che si respirava tra le altre borse europee. Francoforte, d’altronde, saliva appena dello 0,06%, mentre Londra si limitava a un timido +0,15%, segnali evidenti di un mercato che trattiene il fiato in attesa di sviluppi concreti.
Il petrolio e il nodo iraniano tengono i mercati con il fiato sospeso
La cautela che pervade gli investitori, e che ha impedito qualsiasi slancio deciso sui listini, deriva principalmente dalla complessa partita a scacchi che si gioca sullo sfondo del Medio Oriente. Le speranze di una distensione, alimentate dalla possibilità di una ripresa dei negoziati tra Stati Uniti e Iran già in questa settimana o al massimo all’inizio della prossima, si scontrano con la realtà di uno Stretto di Hormuz ancora caldo; la petroliera iraniana Alicia, nonostante le sanzioni e la minaccia di un blocco navale, è riuscita ad attraversare quel tratto di mare controllato da Teheran, un’azione che dimostra quanto sia fragile l’ottimismo alimentato dalle recenti dichiarazioni provenienti da Washington. Il Brent, dopo essere sceso a 94 dollari al barile nella mattinata, è risalito fino a 96 dollari, restando comunque ben lontano dai 103 dollari di soli due giorni fa – una flessione di 7 dollari che riflette la tregua apparente sui mercati energetici, ma che potrebbe rivelarsi effimera.
Stellantis accelera, il lusso francese frena la corsa
A fare la differenza su Milano è stata senza dubbio la performance di Stellantis, il cui titolo ha beneficiato di dati incoraggianti relativi alle consegne; il gruppo automobilistico ha infatti registrato un incremento significativo dei volumi, un segnale di resilienza operativa che il mercato ha premiato nonostante le incertezze sulle forniture energetiche e le catene di approvvigionamento globali. Parallelamente, la tenuta di Banca MPS ha fornito un ulteriore sostegno al listino milanese, contribuendo a controbilanciare il peso negativo esercitato da altri settori. Non si può però ignorare come il lusso francese, tradizionale traino dell’economia europea, stia mostrando segni di affaticamento: i conti delle grandi maison d’Oltralpe hanno deluso le attese, trascinando verso il basso l’intera piazza parigina e dimostrando che nemmeno i beni rifugio per eccellenza sono immuni alla stretta creditizia e alla perdita di potere d’acquisto dei consumatori.
Lo spread e la sfida delle materie prime
Guardando al resto del panorama, si segnala l’andamento contrastato di alcune mid cap e large cap italiane: se da un lato Prysmian e Moncler cercavano di mantenere la rotta, dall’altro realtà come Maire, Ferretti e Zignago Vetro subivano la pressione degli venditori, in una giornata che ha premiato la selezione più attenta dei titoli. Lo spread Btp-Bund, barometro della fiducia verso il debito italiano, restava sotto osservazione, muovendosi in linea con la parità di Piazza Affari. La seduta del 15 aprile 2026 racconta insomma la storia di un’Europa a due velocità: da una parte gli indici che subiscono il peso delle materie prime e delle crisi geopolitiche, dall’altra una Milano che, grazie a pochi cavalli di razza, riesce a non affondare, restando in attesa di sapere se le parole di distensione sul fronte Iran si trasformeranno finalmente in fatti concreti.




