Sigfrido Ranucci annuncia una nuova inchiesta e parla della bomba a casa sua

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sigfrido Ranucci, intervenendo a Firenze per presentare il suo libro "La scelta" e lo spettacolo "Diario di un trapezista", ha ribadito con fermezza la sua linea editoriale, dichiarando che «continuerò a fare le mie scelte senza intromissioni». Il conduttore di Report, il cui impegno per un'informazione libera e indipendente è stato al centro dell'incontro, ha lasciato intendere un possibile futuro approfondimento riguardo al Garante della Privacy, senza peraltro scendere in ulteriori dettagli. L'occasione è servita anche per un annuncio relativo al programma: la prossima puntata, come ha rivelato, approderà in Toscana per narrare «una nostra inchiesta su un presunto traffico di armi che dal Veneto porta anche in Toscana», definendo l'appuntamento come particolarmente denso e delicato.

L'identikit dell'attentatore

Mentre la trasmissione si prepara a nuovi servizi, restano sotto i riflettori le indagini sull'attentato subito dallo stesso giornalista. Secondo quanto emerso, la figura dell'esecutore materiale sarebbe quella di un ex militare originario dell'Europa dell'Est, ritenuto esperto nella manipolazione di ordigni. Si ipotizza, inoltre, che l'uomo possa essere affiliato al sottobosco criminale della mala romana e che, stando alle ricostruzioni, avesse tenuto sotto controllo i movimenti di Ranucci nei giorni precedenti l'accaduto. Non è da escludersi, in un scenario ancora tutto da verificare, che abbia agito per conto di uno o più mandanti, i quali avrebbero potuto anche non appartenere al contesto locale.

Le difficoltà delle indagini

A distanza di diverse settimane dall'esplosione del congegone rudimentale avvenuta a Pomezia, le indagini coordinate dalla Procura antimafia di Roma sembrano procedere a fatica. Il fascicolo, che vede iscritto il reato di danneggiamento aggravato dal metodo mafioso, appare attualmente privo di una pista investigativa privilegiata e di perizie conclusive che possano supportare l'azione del pm Carlo Villani. Gli investigatori della Digos e dei carabinieri, coadiuvati dalla Dda, si trovano a dover esaminare un'enorme mole di materiale, costituita dalle registrazioni di circa quaranta telecamere della zona, i cui filmati sono stati conservati in memorie di svariati terabyte acquistate appositamente.

La mole di lavoro degli investigatori

Il lavoro di analisi, che procede attraverso un'attenta visione fotogramma per fotogramma di ogni video, richiede tempi tecnici considerevoli, spiegando in parte il ritardo nell'emersione di elementi decisivi. L'attività del pool, nel quale figura anche l'aggiunto Ilaria Calò, è quindi concentrata su questo scrupoloso setacciamento di immagini, da cui si spera possa giungere un indizio utile a far luce sull'accaduto e a identificare i responsabili di un gesto che ha colpito non solo la persona del giornalista, ma simbolicamente la sua professione.

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