Mps, i mercati smorzano le voci di mercato mentre l'assemblea si avvicina

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il Titolo di Banca Monte dei Paschi di Siena, dopo una corsa che lo aveva portato a toccare i 9,35 euro all'inizio del mese, ha perso una parte del terreno guadagnato, cedendo circa il 5,7 per cento e assestandosi attorno agli 8,82 euro. Un calo, questo, che riflette una fisiologica correzione dopo le forti oscillazioni delle settimane precedenti e che non intacca una capitalizzazione di borsa che si avvicina comunque alla soglia dei 27 miliardi. A raffreddare gli entusiasmi speculativi, che si erano concentrati sull'ipotesi di un ingresso di Unicredit nel capitale, è intervenuta la smentita diretta e netta dell'amministratore delegato di quest'ultima, Andrea Orcel, il quale ha chiuso la porta a qualsiasi trattativa per l'acquisizione della quota del 17,5 per cento controllata da Delfin. I mercati, che qualcuno di essi aveva manifestato un eccesso di aspettative, hanno dunque recepito il messaggio, riportando l'attenzione sui fondamentali dell'istituto e sulla delicata fase di governance che sta vivendo.

Il silenzio strategico dei soci rilevanti

In questa fase di attesa, che precede l'assemblea straordinaria convocata per il 4 febbraio, uno degli attori principali, il Gruppo Caltagirone, ha scelto di mantenere un profilo particolarmente basso, comunicando attraverso una nota ufficiale la propria decisione di non esprimersi pubblicamente. La società, come si legge nella dichiarazione, pur avendo preso atto dalle cronache giornalistiche che il consiglio di amministrazione di Mps è ancora al lavoro per definire i termini della lista unica, ha preferito attendere il confronto assembleare per far sentire la propria voce, evitando così di influenzare indebitamente le decisioni del board. Una posizione di silenzio, quella del gruppo imprenditoriale romano, che appare calcolata e strategica, in attesa di valutare il quadro completo che sarà presentato agli azionisti.

La posizione del Tesoro e il futuro di Lovaglio

Sul versante dell'azionista pubblico, il Ministero dell'Economia e delle Finanze, che attraverso il Tesoro conserva una partecipazione del 4,9 per cento nella banca toscana, sembra orientato a sostenere la continuità alla guida operativa dell'istituto. Fonti ben informate, citate dall'agenzia Reuters, hanno infatti indicato che il Mef sarebbe favorevole alla riconferma di Luigi Lovaglio nel ruolo di amministratore delegato. Una scelta che, qualora concretizzata, segnerebbe una precisa direzione di stabilità nella gestione della banca, la cui complessa storia recente è stata segnata da salvataggi statali e da indagini della magistratura. Il Tesoro, stando a quanto riferito, non appoggierebbe alcuna lista di candidati al consiglio che proponga un nome alternativo a quello di Lovaglio, pur essendo aperto all'ingresso di nuovi consiglieri nel board. La decisione definitiva sulla composizione della lista, la cui approvazione è prevista dalla nuova normativa sui capitali, spetta al cda, chiamato a riunirsi già nel corso della settimana.

La posta in gioco dell'assemblea di febbraio

L'appuntamento del 4 febbraio si configura dunque come un momento cruciale per il futuro di Montepaschi, poiché l'assemblea dovrà deliberare non solo sul rinnovo degli organi amministrativi, ma anche sulle modifiche statutarie necessarie per adeguarsi alla nuova disciplina. La vicenda giudiziaria che ha coinvolto l'istituto in passato, con i suoi strascichi processuali, rimane uno sfondo con cui la nuova governance dovrà fare i conti, sebbene oggi l'attenzione sia tutta proiettata sulla costruzione di una solida prospettiva industriale. La partita, che si gioca tra le indicazioni del socio pubblico, il silenzio attendista di uno dei principali investitori privati e le reazioni dei mercati, è ancora tutta da scrivere, con il consiglio di amministrazione che ha il compito di comporre un puzzle complesso entro pochi giorni.

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