L'economia cinese resiste ai dazi Usa: Pil a 5,2%, trainato dall'export
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Nonostante la guerra commerciale con gli Stati Uniti, che pure ha conosciuto una tregua dopo l’armistizio di maggio, la Cina conferma la sua capacità di tenuta. I dati diffusi dall’ufficio nazionale di statistica parlano chiaro: nel secondo trimestre del 2025, il prodotto interno lordo è cresciuto del 5,2% su base annua, superando le attese degli analisti, che si attestavano sul 5%. Un risultato che, seppur lievemente inferiore al +5,4% registrato nei primi tre mesi dell’anno – quando i dazi imposti da Trump non erano ancora entrati in vigore – dimostra come Pechino abbia saputo compensare le pressioni esterne puntando sulle esportazioni.
Proprio queste ultime, del resto, hanno vissuto un’impennata a giugno, con un aumento del 32,4% rispetto a maggio. Le dogane cinesi hanno certificato vendite verso gli Stati Uniti per 38,2 miliardi di dollari, contro i 28,8 del mese precedente. Un balzo che riflette gli effetti dei colloqui diplomatici tra Washington e Pechino, i quali, sebbene non abbiano cancellato le tensioni, hanno almeno attenuato le ricadute immediate sul commercio.
La domanda interna, tuttavia, resta un punto critico. Se le vendite al dettaglio – cresciute del 6,4% a maggio – sembrano indicare una ripresa dei consumi, i segnali di deflazione e la cautela delle famiglie nel spendere lasciano intravedere fragilità strutturali. Il governo, d’altronde, ha già sfruttato gran parte degli strumenti a disposizione per stimolare la spesa, senza riuscire a scongiurare del tutto il rischio di un rallentamento più marcato nei prossimi mesi.
Quello che emerge, insomma, è un quadro contraddittorio. Da un lato, l’economia cinese mostra una resilienza inattesa, sorretta da un export che non accenna a cedere; dall’altro, la crescita – pur rispettando l’obiettivo del 5% fissato per il 2025 – poggia su basi meno solide di un tempo. Senza contare che la tregua sui dazi, per quanto utile, non cancella l’incertezza legata alle mosse di Trump, la cui politica commerciale rimane imprevedibile.




