Concordato e ISA 2026, software incompleto blocca le simulazioni
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Redazione Economia
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Il rilascio in ritardo del software “Il tuo ISA 2026 CPB” sta rallentando l’elaborazione delle dichiarazioni fiscali di imprese e professionisti, mentre le prime simulazioni sul concordato preventivo biennale 2026-2027 evidenziano incrementi che in alcuni settori possono superare il 10%. L’applicativo dell’Agenzia delle Entrate è stato pubblicato il 13 maggio, oltre le tempistiche inizialmente previste, ma secondo quanto emerge il motore di calcolo risulta ancora incompleto e già superato da modifiche in corso. Una situazione che rende difficile avviare simulazioni affidabili e programmare con precisione gli adempimenti legati ai modelli Redditi.
Il problema riguarda soprattutto le partite IVA che stanno valutando l’adesione al concordato preventivo biennale. Il meccanismo consente di concordare in anticipo con il Fisco le somme da versare per il biennio successivo, riducendo l’incertezza sui carichi fiscali e limitando il rischio di controlli successivi. Per imprese e professionisti l’obiettivo è ottenere una maggiore stabilità nella gestione dei bilanci e nella pianificazione delle attività. Tuttavia, il ritardo degli strumenti operativi e le continue modifiche agli ISA stanno complicando il lavoro degli studi professionali, che non dispongono ancora di parametri definitivi per elaborare scenari attendibili.
Ritardi operativi e modelli ancora in aggiornamento
L’uscita tardiva del software ISA 2026 ha avuto un impatto immediato sull’attività dei professionisti fiscali. Il motore di calcolo viene definito incompleto perché non recepisce ancora tutte le modifiche necessarie per le elaborazioni definitive, mentre la revisione biennale degli ISA introduce modelli differenti rispetto a quelli utilizzati nella prima fase del concordato preventivo. Questo significa che molte simulazioni effettuate oggi potrebbero cambiare dopo gli aggiornamenti successivi, costringendo studi e contribuenti a ripetere verifiche e conteggi.
Le difficoltà operative si sommano ai tempi stretti della campagna dichiarativa. Le imprese devono infatti valutare la convenienza dell’adesione al concordato preventivo biennale in presenza di regole ancora in evoluzione e di applicativi che non consentono elaborazioni complete. In questo contesto, il rinvio delle attività non riguarda soltanto la trasmissione delle dichiarazioni, ma anche la possibilità di stimare con precisione il peso fiscale dei prossimi due anni.
Prime simulazioni con aumenti differenziati tra i settori
Le prime elaborazioni sul concordato preventivo biennale 2026-2027 mostrano un andamento molto diverso a seconda delle attività economiche coinvolte. Alcuni comparti registrano rincari contenuti, mentre altri potrebbero subire aumenti superiori al 10%. A incidere è anche la revisione degli ISA, che modifica i criteri di valutazione e introduce nuovi parametri rispetto alle precedenti applicazioni. L’effetto finale varia quindi in base al settore e alle caratteristiche dell’attività esercitata.
Per le partite IVA il concordato preventivo viene presentato come uno strumento di pianificazione fiscale capace di offrire maggiore prevedibilità sui versamenti e meno incertezza sui controlli futuri. Allo stesso tempo, però, il ritardo del software e l’assenza di una versione definitiva degli applicativi stanno creando un clima di forte cautela tra contribuenti e professionisti. La possibilità di valutare in modo completo vantaggi e costi del nuovo concordato dipenderà infatti dagli aggiornamenti attesi nelle prossime settimane e dalla stabilizzazione dei modelli ISA utilizzati per le simulazioni.




