Poste Italiane verso lo Spid a pagamento: il governo accelera su Cie e It Wallet

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L'ipotesi che Poste Italiane, il principale fornitore del Sistema Pubblico di Identità Digitale, possa introdurre un canone annuale per il suo servizio PosteID sta assumendo contorni sempre più definiti. Una mossa che, se confermata, segnerebbe una svolta epocale per l’accesso digitale alla pubblica amministrazione in Italia, considerato che a questo gestore è riconducibile oltre il 70% delle identità digitali attive.

La fine della gratuità per la maggioranza degli utenti

Dopo le decisioni già prese da altri provider privati, quali Aruba, Infocert e Register, che nei mesi scorsi hanno reso a pagamento i propri servizi, l’eventuale adesione di Poste Italiane sancirebbe di fatto la fine della gratuità dello Spid per la stragrande maggioranza dei cittadini italiani.

La natura ibrida e il paradosso dello Spid

Il paradosso di fondo risiede nella natura ibrida del sistema. Sebbene "Spid" indichi un “Sistema Pubblico”, la sua gestione operativa è demandata a soggetti privati. Questi, dopo aver beneficiato di finanziamenti statali per l’avvio, devono ora garantire la sostenibilità economica in assenza di sostegni. È questa la ragione che spinge i gestori a valutare l’introduzione di un contributo, stimato intorno ai 5 euro annui.

La risposta del governo: Cie e It Wallet

Di fronte al rischio di un ostacolo all'uso dei servizi online, il governo accelera sulle alternative pubbliche. La strada maestra è la Carta d’Identità Elettronica (CIE), già in possesso della maggior parte degli italiani e perfettamente funzionale per l'accesso ai portali della PA. A questa si affianca il progetto It Wallet, un'app per smartphone in sviluppo che raccoglierà in un unico posto identità, patente e tessera sanitaria.

Un cambio di paradigma verso il controllo pubblico

La transizione verso strumenti completamente statali rappresenta la risposta organica alla crisi dello Spid privato. Questo cambio di paradigma richiederà un'opera di informazione per gli utenti, ma promette di restituire al settore pubblico il pieno controllo di un servizio essenziale per la cittadinanza digitale. La scelta di Poste Italiane accelera un processo già in atto.

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